eBook e Audiolibri, ripartiamo dai numeri del mercato

In occasione dei 150 anni dell’AIE sono stati presentati i dati sullo stato dell’editoria italiana. Alcune riflessioni su ebook e audiolibri partendo dai numeri.

La settimana scorsa l’AIE, l’associazione italiana Editori, ha festeggiato i suoi “primi” 150 anni. Un anniversario senza dubbio molto significativo per la più importante associazione di categoria che, proprio per l’occasione, ha presentato il report sulla lettura e in generale sull’editoria del nostro Paese.

Vediamo quindi, a partire dai numeri, lo stato di salute dell’editoria digitale italiana.

Al di là del solito piangersi addosso della nostra editoria a cui piace tanto invocare aiuti di stato, o stracciarsi le vesti perché gli italiani non leggono (senza che arrivi mai un’autocritica o una riflessione su cosa viene pubblicato, o su come venga proposta la lettura da parte di chi i libri li fa e li promuove, peraltro), credo infatti sia importante partire dai numeri per capire di cosa stiamo parlando quando parliamo di ebook e audiolibri.

eBook al 24%, audiolibri al 6%

Che l’editoria digitale rappresentasse un settore marginale da un punto di vista economico era chiaro a tutti, dato che stiamo parlando di una nicchia all’interno di un settore, quello della lettura, già marginale di per sé.

Parlo di “lettura” e non di “editoria” perché quando si parla di editoria ci sono dentro anche tante cose che non hanno niente a che vedere con la lettura: i testi scolastici, quelli professionali, i libri comprati (che sono una cosa molto diversa dai libri letti), ecc.

Dai dati presentati dall’AIE lo scorso 11 settembre dunque emerge un quadro abbastanza chiaro: la lettura di libri di carta nel 2019 è praticata dal 60% dei 15-75enni (nel 2017 dal 62%), quella degli eBook dal 24% (nel 2017 dal 27%) e l’ascolto di audiolibri dal 6%. Numeri che, più che analizzati, vanno pesati.

eBook, la riserva indiana dei lettori forti

Per quanto riguarda gli eBook si può parlare a mio avviso di consolidamento di una quota di mercato intorno al 25%. Contrariamente a quanto si pensava gli ebook non sfondano ma, ad essere sinceri, credo fosse abbastanza prevedibile.

Già da tempo si è capito che a leggere in digitale sono soprattutto i lettori forti (ne avevo parlato già nel 2017), ovvero la nicchia della nicchia. E, attenzione, i lettori forti non sono necessariamente i lettori “colti” di cui amano parlare gli intelligentissimi: i lettori forti sono quelli che per anni hanno fatto prosperare le edicole con i Gialli Mondadori, gli Urania, gli Harmony… tutti generi che in maniera più o meno rivisitata infatti prosperano nel mondo digitale.

Se a questi aggiungete una manciata di lettori casuali il gioco è fatto. Difficilmente dunque in tempi brevi il numero di lettori in digitale aumenterà, mentre è destinato a restare invariato (o a diminuire) il fatturato del comparto dato che i prezzi sono sempre più bassi, senza parlare dell’ampia possibilità di leggere gratis in digitale in maniera del tutto legale.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: per un lettore forte leggere in digitale significa leggere di più spendendo meno, ovvero l’incubo di ogni editore che così vede scendere il suo fatturato a parità di copie vendute.

Non capisco infine che senso abbia parlare di lettori che leggono “solo” in digitale, dato a cui si riferisce il 5% riportato dalla ricerca AIE.

Viviamo in un’epoca omnicanale e i lettori, proprio come tutti i consumatori, usano tutti i canali a loro disposizione. Parlare quindi di lettori che utilizzano “solo” il digitale mi sembra fuorviante e poco utile per un’indagine statistica.

Audiolibri al 6%, bene ma non benissimo

Gli audiolibri sono da tempo al centro dell’attenzione: si sprecano gli articoli che parlano di “settore in maggior crescita nel mondo editoriale”, di “boom internazionale”, di blablabla… Se scorrete le pagine di Editoria Digitale MAGAZINE troverete tanti articoli del sottoscritto che parlano in tono trionfale dell’esplosione del mercato dell’audiolibro.

Eppure in Italia i numeri ci dicono che appena il 6% degli italiani ascolta audiolibri (in Inghilterra siamo al 21%, negli USA al 50%). C’è dunque un enorme margine di crescita per un settore che, nonostante gli investimenti fatti negli ultimi anni, è ancora agli esordi: c’è tantissimo lavoro da fare in termini di produzioni, di investimenti, di piattaforme e di contenuti.

I dati che arrivano dall’estero sono molto incoraggianti, non ci stancheremo mai di ripeterlo, ma perché anche da noi esista un mercato maturo dell’audiolibro bisogna ancora lavorare moltissimo, senza dimenticare che questo 6% rappresenta un dato magnifico rispetto appena a qualche anno fa quando gli audiolibri, molto semplicemente, non esistevano se non per uno zero virgola.

Per quanto riguarda i dettagli infine emerge un dato che tutti gli operatori del settore già conoscono: oggi l’ascolto dell’audiolibro avviene quasi esclusivamente da smartphone.

Ci aspetta un futuro meraviglioso

Personalmente sono straconvinto che il settore sia destinato a crescere: lo vedo dai report delle vendite di LA CASE Books, dal numero di editori che entrano nel mercato ma, soprattutto, dalla faccia delle persone che quando sentono la parola “audiolibri” non reagiscono più come Don Abbondio di fronte allo sconosciuto Carneade.

Perché questo succeda davvero però sarà fondamentale comunicare l’audiolibro in maniera corretta, sgravandolo delle pesantezze ideologiche e scolastiche che in Italia hanno trasformato la lettura in un Titanic che punta veloce verso il fondo dell’Oceano.

Curioso notare infine che, proprio come sul Titanic l’orchestra continuava a suonare mentre si andava a fondo, anche nel mondo del libro e della cultura italiana si assista alla tragicomica situazione per cui gli intelligentissimi che parlano e scrivono tantissimo di libri continuino a dirci che non legge nessuno e che siamo tanto ignoranti, loro che odiano visceralmente qualsiasi libro superi le 5mila copie vendute (e questo perché di solito i libri che scrivono loro e i loro amici non superano le 500 copie).

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