Quarto capitolo della nostra analisi del white paper della Buchmesse di Francoforte sull’andamento del mercato editoriale internazionale.

Oggi la molteplicità contemporanea di formati per ogni singolo contenuto, oltre alla moltiplicazione dei canali di accesso ai contenuti apre uno scenario inedito per gli editori. La distribuzione digitale infatti è ancora un problema per molti editori: un’analisi del mercato fatta da McKinsey infatto ha rilevato che solo in pochi settori specifici la distribuzione digitale è diventata un business redditizio.

Per l’editoria ad esempio questo è ancora un tasto dolente: le riviste e i giornali non sono ancora riusciti a trarre benefici dalla distribuzione digitale dei loro contenuti, così come i big player della musica che faticano a trovare una sostenibilità nei vari modelli di streaming. C’è anche chi guarda a questo mondo in maniera passiva, arroccato su posizioni di monopolio o di vantaggio competitivo (per ora) netto, come ad esempio gli editori specializzati nella scolastica.

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L’era dei mega-seller

La saga di Harry Potter (1997) ha fatto nascere una nuova generazione di best-seller figli di una scrittura altamente professionale, che punta a creare saghe articolate, con molti dialoghi (ottime quindi da essere sceneggiate o adattate per altri media) e, soprattutto, pensate per gli young adult (anche se poi il successo di molti di questi titoli è andato ben oltre il target di riferimento).

Studiando poi le classifiche di vendita internazionali emerge un fenomeno relativamente nuovo: dal 2006 a oggi una manciata di titoli è riuscita ad avere un impatto enorme sulle classifiche internazionali anno dopo anno. Non è possibile stabilire se si tratti di una tendenza in crescita o meno, ma di sicuro siamo di fronte ad un fenomeno nuovo, ovvero quello dei bestseller mondiali, titoli costruiti per superare le diversità culturali dei singoli paesi e capaci quindi di imporsi a livello globale.

Lo stesso fenomeno peraltro è in atto da molto più tempo nel mondo del cinema e delle serie tv, tanto che oggi negli USA si fanno i film pensando in maniera esplicita al mercato cinese piuttosto che a quello interno.

Non solo inglese

La lingua inglese continua a crescere rispetto alle altre lingue, dato che per gli scrittori di lingua inglese oggi il mercato è aumentato in maniera esponenziale grazie alla distribuzione digitale. Se si vanno a guardare la classifiche internazionali della fiction emerge in maniera chiara che circa il 50% dei titoli nelle top10 di tutto il mondo sono di autori che pubblicano in inglese.

Ci sono stati però casi molto interessanti di “lingue minori” che hanno saputo imporre i loro autori a livello globale. L’esempio più evidente è quello del Nordic Crime esportato da Stieg Larsson con la sua Trilogia Millenium, che ha aperto le porte per una generazione intera di autori crime scandinavi capaci di imporsi nelle classifiche di mezzo mondo. Non era la prima volta a livello mondiale che una scuola-paese riuscisse ad imporsi, ma mai prima d’ora si era assistito ad un fenomeno di tali proporzioni. Interessante notare come la Germania sia tradizionalmente la testa di ponte attraverso la quale gli autori glocal approdano poi agli altri mercati internazionali.

Il genere È la porta per i mercati internazionali

Questo fenomeno ha intaccato le dinamiche dell’editoria internazionale che oggi sembrano cambiate: anche chi scrive in “lingue minori” oggi può imporsi sul mercato internazionale, a condizione di poter contare su un buon agente. Da questo punto di vista la letteratura di genere sembra essere la strada migliore perché si è immediatamente riconoscibili per un pubblico preciso (di solito fatto da appassionati), e di conseguenza si può aggirare il potente marketing delle big company editoriali grazie al passaparola social. Per gli autori glocal dunque la letteratura di genere sembra essere il passaporto per i mercati internazionali.

Il fenomeno del genere come porta per i mercati esteri è peraltro confermato anche dalla sempre maggiore attenzione dei mercati internazionali per gli autori italiani di genere, che vengono tradotti e apprezzati all’estero con continuità e stanno trainando l’export della nostra letteratura che nel 2015 ha registrato un +11,7% rispetto all’anno precedente. Come scrive Cristina de Stefano infatti “i libri italiani che vengono più tradotti sono i crime, i thriller e i romanzi femminili commerciali. Una certa idea dell’Italia – il cibo, l’arte, l’amore – funziona sempre. E poi, ovviamente, ci sono i libri di e sul Papa, che continuano a vendere”. Anche per i nostri autori inoltre la Germania resta la porta verso i mercati europei ed internazionali.

Continua…

Le prime tre parti dell’analisi del white paper della Buchmesse di Francoforte:

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