Barnes & Nobles, crisi senza fine. La più grande catena di librerie del mondo sembra non farcela più. Fallimentare il tentativo di competere con Amazon nel digitale.

Che i conti di Barnes & Noble non fossero molto positivi non è certo una notizia. Così come non è una notizia che la più grande catena di librerie del mondo abbia perso la guerra con Amazon sul fronte dell’editoria digitale. Non è servita l’alleanza con Samsung, non è servita l’alleanza con Microsoft, non è servita nemmeno l’alleanza con Google.

Tutti gli investimenti fatti in questi anni per potenziare il canale digitale e Nook, l’eReader sviluppato in casa da Barnes & Noble, hanno sottratto energie e denaro al core business dell’azienda che, nonostante le chiusure di tanti punti vendita in questi ultimi anni (per non parlare del cambio di tre AD), resta quello delle librerie. Oggi B&N riesce a stento ad arrivare all’8% del mercato degli ebook, saldamente nelle mani di Amazon. Anche Apple non sta messa molto meglio dato che ad oggi detiene appena l’11% del mercato degli ebook nonostante gli sforzi fatti.

E così mentre Amazon diversifica, apre librerie e compra quotidiani cartacei, Barnes & Noble è rimasta impantanata in un mercato ultra-competitivo e molto complesso come quello del digitale, mercato in cui il marketing, i big data e i device sono elementi decisivi per fare la differenza.

Pensiamo soltanto al vantaggio competitivo che Amazon acquista giorno dopo giorno grazie all’analisi e all’utilizzo consapevole di Big Data prodotti dai suoi utenti. Per non parlare dei massicci di investimenti in termini di marketing, investimenti sempre più aggressivi e che faranno aumentare sempre più il divario con gli altri competitors.

Al di là del fatto che mentre Amazon è sempre di più un brand mondiale, B&N resta essenzialmente un brand statunitense, con tutti i limiti che il mercato globalizzato di oggi comporta.

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