La voce sarà la prossima grande piattaforma e Amazon se l’è già presa con Alexa. Ora si pensa già al post-Echo (con tanti saluti alla privacy).

La nostra Voce sarà la prossima grande piattaforma? Ne è convinta Jessi Hempi, che dedica al tema un interessantissimo articolo su BlackChannel.com. Personalmente sono d’accordo con Hempi e credo che questo sarà un campo di sfida decisivo nei prossimi anni, con tutti i big del settore che peraltro sono già in trincea da un bel pezzo.

Sembra però che Amazon abbia vinto la partita prima ancora del fischio d’inizio grazie ad Echo, ovvero il piccolo altoparlante cilindrico che vi permette di parlare direttamente con Alexa, l’assistente virtuale di Amazon.

La rivoluzione di Echo, il prodotto “unicorno”

Ad oggi Echo è presente in 6 milioni di abitazioni negli Stati Uniti. Un numero significativo e che ha superato le più rosee aspettative dello stesso Jef Bezos, tanto che si è parlato di prodotto “quasi esaurito” nei magazzini, una vera e propria eresia se si pensa all’organizzazione maniacale della logistica in casa Amazon.

Echo però è molto di più di una scatoletta con cui parlare: attraverso Alexa infatti potete ascoltare tutta la musica che volete grazie al servizio Music Unlimited, potete ordinare i prodotti che vi servono su Amazon, potete addirittura scherzare. Con Echo la società di Seattle ha dato vita ad una nuova interfaccia che rivoluziona il concetto di “parlare con un device” a cui eravamo abituati.

Se ad esempio avete l’iPhone e volte usare Siri dovete tirare fuori il telefono, sbloccare lo schermo, attivare Siri e poi potete parlare. Con Echo niente di tutto questo: vi basta parlare in casa e lui vi ascolta. Sempre (particolare di non poca rilevanza in termini di privacy…).

Per questo Hempi sostiene che Echo sia un “prodotto unicorno”, giocando con il soprannome che viene dato a quelle rarissime startup in grado di fissare un prima e un dopo, quelle capaci di creare nuovi business rivoluzionando le vite di tutti noi.

2017, l’anno della svolta per i sistemi vocali

Grazie ad Echo Amazon ha impresso un’accelerazione impensabile al mercato dei sistemi di interfaccia a riconoscimento vocale, al punto che si prevede che entro il 2018 il 30% delle nostre interazioni con la tecnologia avverrà attraverso conversazioni dirette con macchine (intelligenti o meno questo è tutto da scoprire). Mi rendo conto che già adesso utilizzo il dettato dell’iPhone in maniera sistematica vista la sua precisione e la sua comodità, ad esempio.

Se Amazon corre non è che Google, Microsoft e Apple se ne stiano al bar a cazzeggiare: a novembre Google ha lanciato Home (se avevate scaricato l’app di Chromecast vi sarete accorti che si è magicamente trasformate in Google Home). Microsoft ha risposto con HomeHub mentre Apple sta implementando nuovi sistemi basati su Siri.

Anche i cinesi ci danno dentro: la startup LingLong ha infatti lanciato sul mercato LingLong DingDong (ecco, magari investire 100 yen anche sulla creatività per scegliere un nome decente non sarebbe stato male).

Amazon ha già vinto la partita?

Su una cosa possiamo stare certi: Amazon parte avanti di almeno un paio d’anni dato che ha lanciato Echo a novembre 2014. Certo, Apple e Google hanno il vantaggio di essere dentro a praticamente tutti gli smartphone del mondo, ma Amazon può sfruttare una serie di plus non da poco.

Innanzitutto Siri era stato presentato al pubblico nel lontano 2011 come un sistema intelligente: chi usa Siri sa che si può dire tutto tranne che sia intelligente. In altre parole Siri è stato lanciato troppo presto, quando la tecnologia non era ancora in grado di soddisfare completamente le esigenze del pubblico. Così molti utenti sono rimasti delusi e, cosa ben peggiore, in molti hanno visto Siri come una “macchietta tecnologica” (e di conseguenza l’hanno abbandonato). Amazon per Echo ha creato aspettative molto minori, aspettative che poi sono state pienamente soddisfatte, cosa che ha gasato non poco gli utenti.

Inoltre Echo, come dicevamo prima, è smaterializzato: non occorre premere nessun bottone, non occorre cercare il telefono, non occorre sapere dov’è. Hai bisogno di qualcosa? Parli e lui ti ascolta. Una volta che l’hai messo in casa puoi dimenticartene, ti basta sapere che quando gli parlerai pronunciando le paroline magiche (le “awake words”) lui ti risponderà.

Altro elemento assolutamente disruptive per il settore è che Echo è un sistema open: Amazon infatti ha aperto la sua piattaforma a prodotti e app sviluppate da terzi, rendendo Alexa ed Echo molto più interessanti per il pubblico. Oggi Alexa offre ai suoi utenti più di 5.000 skill diverse: possiamo pagare con la carta di credito, possiamo chiedere le ultime news della BBC, possiamo chiedere infor su come rimuovere una macchia di vino dal tappeto… Possiamo anche fargli fare una scoreggia (che può sembrare una cazzata, ma vi assicuro che se avete in casa un maschio tra i 4 i 99 anni sarà una delle prime cose che chiederà ad Alexa).

E tutte queste funzioni sono destinate ad aumentare in maniera esponenziale nei prossimi 12 mesi. Già a novembre Amazon ha annunciato importanti novità per gli sviluppatori, così come sono stati annunciati miglioramenti al Voice Kit Alexa, ovvero l’insieme di strumenti che permettono ai produttori di includere Alexa all’interno di automobili o frigoriferi.

Si lavora già al post-Echo

Mentre da noi in Italia si parla di Echo come dell’ennesima robetta hi-tech da freak buona per dare una mano all’ispettore Colombo, negli USA stanno già lavorando intensamente al post-Echo.

Amazon a occhio e croce sta facendo quello che Google ha fatto con gli smartphone: dopo aver lanciato Android è stato prodotto il primo Nexus, ma Google non aveva nessuna intenzione di diventare leader nella produzione di smartphone. Ha semplicemente spinto gli altri produttori ad utilizzare il suo sistema operativo, cosa che è avvenuta con enorme successo.

Amazon starebbe pensando alla stesa cosa per Alexa: l’obiettivo non è quello di portare Echo in ogni casa, ma far sì che in ogni dispositivo con interfaccia vocale a rispondere ci sia Alexa. 

Privacy, la nota dolente

Come si suol dire però non sono tutte rose e fiori: come abbiamo già accennato è facile intuire la portata di un sistema come Echo in termini di privacy. Personalmente ci penserei due volte a mettermi in caso un altoparlante che mi ascolta h24 e che spedisce tutte le mie conversazioni nei server di Amazon (magari mia moglie l’ha già messo e non me l’ha detto, adesso provo a chiamare Alexa e vediamo se qualcuno mi risponde..).

Certo, Amazon ha rassicurato tutti dicendo che le parole pronunciate prima delle awake words (e cioè “Echo”, “Amazon” o “Alexa”) non vengono memorizzato dai suoi server. E così possiamo stare tranquilli. Devo essere proprio io a dirvi come è morto Tranquillo?

Non che Google o Facebook non siano leggermente invasivi dal punto di vista della privacy, per non parlare di tutti i sistemi di Digital Health. Da un punto di vista psicologico Echo è però sicuramente molto più invasivo. Per carità, ci si abitua a tutto, e ormai anche i nonni e le nonne si comprano i biglietti aerei online e hanno i loro profili Facebook, quindi non è detto che questa possa essere un’obiezione significativa una volta sperimentata l’effettiva comodità di un buon assistente vocale.

Altro limite è la difficoltà a scoprire tutte le varie possibilità offerte da Alexa, che sono tante ma non sono facilmente visualizzabili. Se non si conoscere il nome corretto di una skill infatti non la si può aprire (per ora) tramite il comando vocale. Problemi a cui gli sviluppatori staranno già lavorando per offrire una migliore user experience.

Non va dimentica che Alexa è basata su A.I. in grado di imparare e di migliorarsi, cosa che rende sempre più efficace l’utilizzo del sistema da parte dell’utente (e qui potremmo stare ore a parlare degli inquietanti scenari dell’Intelligenza Artificiale nell’immediato futuro…).

La prossima sfida a breve temine

La prossima grande sfida è quella di creare un bot in grado di dialogare per almeno 20 minuti in maniera credibile ed accattivante con un utente (Amazon ha messo in palio 2.5 milioni di dollari per il team universitario che riuscirà ad implementare questo servizio in maniera efficace).

Fantascienza? “No, futuro”, vi risponderebbe Jeff Bezos.

 

Annunci