Editoria, chi punta sulla qualità fa utili. Il caso della Frankfurter Allgemeine Zeitung dimostra che lamentarsi non serve a nulla.

Da queste parti siamo sempre piuttosto critici con la carta stampata, eppure anche in piena rivoluzione digitale c’è chi torna a fare utili con la cara vecchia carta. Come? Puntando sulla qualità.

Qualche giorno fa sulla bacheca facebook del giornalista Sandro Orlando leggo“Dopo anni di perdite la Frankfurter Allgemeine Zeitung è tornata in utile. Come? Eliminando le copie regalate, e facendo pagare un prezzo congruo. Oggi la Faz vende 230 mila copie reali, per l’85% tramite abbonamento, a 59,90€/mese per l’edizione digitale, e 66,90€/mese quella cartacea. Senza trucchi, tirature gonfiate, offerte a prezzi stracciati, allegati in regalo o giornali-panino (2 al prezzo di 1). ‪#‎sipuòfare‬”

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Qualità, contenuti e zero spazio alla fuffa

Dopo anni molto difficili dunque la Frankfurter Allgemeine Zeitung torna a fare utili grazie ad un programma di ristrutturazione basata su contenuti e qualità.

Di solito siamo abituati a leggere di programmi di ristrutturazione che ristrutturano tutto tranne il prodotto: tagli alle spese, alle redazioni, al numero delle pagine, alla periodicità, strategie, promozioni, marketing… si parla di tutto ma mai del contenuto.

Il motivo è molto semplice: chi dirige questi gruppi editoriali di solito è convinto che il contenuto sia un dettaglio, un accessorio. 

Thomas Lindner, Presidente di Frankfurter Allgemeine Zeitung ha parlato di un utile di 13 milioni di euro per il 2015. Certo, questi due anni di riorganizzazione non sono stati esenti da tagli dolorosi, dato che stiamo parlando di 200 posti di lavoro in meno.

Al di là dunque dei tagli alla spesa e della riorganizzazione pratica quello che ha giovato è stato sopratutto riorganizzare le scelte aziendale intorno ai contenuti: basta fuffa, basta operazioni di marketing campate in aria, basta stampare copie e regalarle per gonfiare i numeri.

Qualità, trasparenza, contenuti, scelte editoriali precise. Basta poco, che ce vo’?

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