Gli editori italiani in guerra contro gli ebook a scuola: ricorso al TAR contro il decreto Profumo

Gli editori itlaliani in guerra contro gli ebook a scuolaCom’era facilmente prevedibile l’AIE, l’associazione editori italiani si è mossa in blocco contro il decreto Profumo che aveva l’obiettivo di digitalizzare la scuola italiana: ecco quindi un bel ricorso al TAR così nel dubbio intanto si blocca tutto.

Al di là degli ovvi problemi strutturali di una scelta del genere, chissà perché non sono per niente stupito dall’atteggiamento dall’AIE sul digitale: ancora una volta si demonizza il cambiamento e ci si preclude a priori ogni possibilità di sfruttare le enormi potenzialità di un mondo nuovo in difesa dello status quo nel segno del privilegio.

Mi sembra infatti superficiale e irrealizzabile la digitalizzazione “per decreto” di un mondo vecchio e che andrebbe ristrutturato in maniera radicale, ma per lo meno si introduce un elemento di novità aprendo gli occhi su un presente che ormai non è più possibile ignorare. Poi discutiamo su tempi e modi, ma l’impressione è che da parte dell’AIE non ci sia nessuna volontà di discutere.

Già in passato su  Editoria Digitale abbiamo parlato di questo atteggiamento e il comunicato stampa ufficiale dell’AIE è l’ulteriore conferma dell’ostruzionismo sistematico e ideologico di un intera filiera produttiva che non vuole e non sa evolversi, arroccato in difesa di un sistema che è destinato ad essere demolito.

Quello che mi stupisce in tutto ciò è la cieca ostinatezza di un settore intero: quando Apple lanciò l’iPod nessun concorrente si sognò  di bloccare il nuovo rivale a colpi di leggi, decreti o quant’altro. Molto semplicemente, com’è giusto che sia, la Sony e tutte le altre aziende cambiarono i piani di sviluppo industriale: smisero di produrre lettori cd portatili e iniziarono a produrre i loro lettori di mp3.

Stiamo parlando di evoluzione del proprio business, sviluppo di nuovo aeree di competenza, investimento nel futuro. Tutte cose praticamente sconosciute alla maggior parte degli editori italiani (e non sto parlando soltanto di scolastica), schiavi della difesa ad oltranza delle posizioni acquisite.

Se il mondo cambia e tu vuoi restare nel mercato devi adeguarti al mercato: in questi anni cos’anno fatto gli editori per arrivare pronti all’appuntamento con i digitale nella scolastica? Niente: formati di fatto inutilizzabili, costi per gli utenti altissimi, investimenti ridicoli, sviluppo di piattaforme nate già vecchie lontane anni luce dalle esigenze degli utenti.

Gli editori scolastici invece di sviluppare un nuovo mercato e nuove competenze si sono limitati a fare il minimo per giustificare la loro presenza nel digitale ma, di fatto, creando prodotti inutilizzabili e palesemente fuori mercato, un po’ come hanno fatto finora i grandi editori per il digitale:  è un mercato in cui devi esserci per motivi di visibilità ma che viene pensato ancora come un modo per dare visibilità al cartaceo, imponendo quindi prezzi fuori mercato per gli ebook o evitando di ragionare in logiche di serio sviluppo economico per il settore (anche se le cose iniziano a cambiare).

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