Il Salone del Libro 2013 è stato davvero un sorpresa per quanto riguarda il digitale.

Cosa resta di questo Salone del Libro (digitale) Ne avevamo già parlato a proposito dell’App ufficiale del Salone, ma le belle sorprese non si sono fermate all’applicazione. Se si esclude la nota dolente della connessione praticamente inesistente all’interno del Lingotto infatti tutto il resto è andato decisamente bene.

Gli incontri proposti a Book to the future sono stati interessanti (per lo meno quelli a cui ho assistito io) e la sensazione è che il digitale non sia più una semplice moda anche per gli addetti ai lavori. Per la prima volta infatti ho visto tavole rotonde che entravano nel merito concreto degli argomenti e che non si limitavano a voli pindarici tra “espertoni”.

In pratica poche seghe e parecchia sostanza, con molta attenzione alla divulgazione, elemento fondamentale quando si parla di editoria digitale, tema che è ancora letteralmente sconosciuto alla maggior parte degli italiani.

Cosa resta di questo Salone del Libro (digitale)Parlando con le persone infatti ci si rende conto che tutto quello che noi addetti ai lavori diamo per scontato spesso è invece vera e propria fantascienza, ecco perché resta fondamentale l’aspetto divulgativo: noi dobbiamo raccontare il digitale, trasmettere emozioni, far conoscere alle persone un mondo che viene percepito come lontanissimo dalla vita di tutti i giorni.

Chi ha partecipato al salone non era il nerd o il geek ultra-informato e consapevole di tutto, era gente curiosa che voleva semplicemente toccare con mano questo fantomatico digitale (bravissimi gli editori che si sono presentati negli stand con i vari iPad, Kindle, Kobo, ecc), voleva vedere cosa significa leggere su un eReader, non conosceva ancora la differenza tra un ebook e un audiobook, non aveva idea di cosa significhi nel concreto un DRM.

Anche per noi addetti ai lavori eventi del genere sono fondamentali per potersi confrontare in maniera diretta su temi tecnici, ma anche semplicemente per conoscersi e fare due chiacchiere bevendo un aperitivo, superando il concetto di “concorrenza” come ha giustamente sottolineato più volte Simone Bedetti di Area 51 Publishing. Nel mondo del digitale cambia tutto, non esiste più il “acquisto un prodotto o un altro” ma si passa a “acquisto un prodotto e anche un altro”.

E ben vengano allora appuntamenti totalmente ludici come l’Amazing Spiderman Awards per l’editoria digitale ideato da Area 51 Publishing e a cui noi di LA CASE Books abbiamo partecipato con entusiasmo, insieme agli amici di Enea Edizioni e di Alfaudiobook: in mezzo a tanta serietà e seriosità c’è stato chi ha provato a comunicare con un sorriso, senza prendersi sul serio, provando a fare uno show a metà tra il comico e il non-sense, dimostrando però nei fatti che in questo modo si possono comunicare anche contenuti importanti.

Cosa resta di questo Salone del Libro (digitale)Certo, quando si è “piccoli” è molto più facile fare operazioni di questo tipo, ma c’è stato anche chi si è presentato a Torino con un atteggiamento diverso, come ad esempio Bonelli e Edizioni Multiplayer che hanno presentato un progetto realizzato insieme e che è stata una delle vere sorprese del Salone: sto parlando di Dragonero, nuova avventura editoriale multimediale che rappresenta una vera rivoluzione per l’editoria italiana.

E ancora lo splendido lavoro fatto da Edizioni Multiplayer che regalava l’ebook di La realtà in gioco -Storie straordinarie per vite ordinarie a chi acquistava il libro cartaceo, per non parlare poi della spettacolarizzazione dei libri grazie al mondo Star Wars. E bravi anche quelli di Bookrepublic che hanno creato uno stand originale e che comunicava emozioni, o l’iniziativa digitale di Good Mood Edizioni con Audiobook sotto il Sole di Cervia presentata al Salone Off.

C’è da dire che i grandi editori sono stati i veri assenti di questo Salone per quanto riguarda il mondo digitale: zero attenzione al mondo ebook, scarsissima presenza agli eventi e alle tavole rotonde, nessuna idea e poche proposte. La mia impressione è che per i grandi gruppi editoriali italiani il digitale continui ad essere un inconveniente, un problema con cui fare i conti e non un’enorme opportunità da sfruttare. Moldo deludente a questo proposito Kobo, che si è limitato a occupare uno spazio e far vedere i suoi eReader, senza neanche scatenare l’effetto curiosità creato l’anno scorso da Amazon.

Annunci