IVA sugli ebook: l’Unione Europea dice no all’adeguamento tra carta e digitale

Ennesima dimostrazione di miopia da parte dell’Unione Europe che si rifiuta di equiparare l’IVA sugli ebook a quella sui libri cartacei.

IVA sugli ebook: l'Unione Europea dice no all'adeguamento tra carta e digitaleFrancia e Lussemburgo ieri sono state deferite alla Corte di Giustizia dell’UE per aver applicato dal 1° gennaio 2012 l’Iva ridotta sugli ebook. In Francia infatti l’IVA sugli ebook è al 7% mentre in Lussemburgo è al 3%.

In Italia, giusto per fare un esempio concreto, l’IVA sui libri cartacei è al 4%, quella sugli ebook è al 21%. Negli USA l’IVA sugli ebook è zero.

La stupidità della motivazione è che, per il commissario Semeta, in questo modo si alterano le regole della concorrenza all’interno dell’Unione Europea, dato che secondo lui l’e-commerce consente al consumatore di scegliere dove acquistare.

Un’affermazione del genere non andrebbe neanche commentata, dato che dimostra un’ignoranza totale delle minime regole del commercio elettronico: se io dall’Italia voglio acquistare un ebook su Amazon.fr, ad esempio, pago la sovrattassa legata alla transazione in un altro paese, così come accade su acquisto su Amazon.com. Al di là del fatto che, in base ai contratti firmati dagli editori, non è affatto detto che lo stesso prodotto sia disponibile su uno store di un altro paese.

Lo squilibrio è per le aziende non certo per il consumatore, anche perché la maggior parte degli store online uniforma automaticamente il suo prezzo all’offerta più bassa, quindi a rimetterci sono sempre le aziende. E poi cianciano a vanvera di editoria in crisi…

Ancora una volta a Bruxelles dimostrano di conoscere pochissimo la vita reale: non riesco proprio a capire che senso abbia parlare di Unione Europea quando manca una fiscalità condivisa al 100% (e badate bene che gli ebook in questo contesto sono l’ultima ruota del carro…)

6 commenti

  1. Condivido lo spirito dell’articolo, ma non mi è chiaro: che tipo di sovrattassa è applicata al commercio elettronico? Quella citata di Amazon non mi sembra abbia nulla a che fare con la tassazione, tra paesi membri se il consumatore finale è un privato l’IVA imponibile è quella del paese del prestatore.
    Puoi spiegare cosa intendi per “minime regole del commercio elettronico”?

    • Per “minime regole del commercio elettronico” intendo che l’acquisto online è già regolamentato, quindi non è che se acquisto su Amazon.com non pago l’iva perché acquisto in un altro paese, perché il sistema riconosce la provenienza dell’utente e quindi applica le sovrattasse del luogo. Mi spiego: se un ebook su amazon.com costa 1 euro, su amazon.it costerà 1 euro + 21% di iva. Se io utente italiano mi collego ad Amazon.com non è che pago 1 euro, ma pago 1 euro + 21% di iva perché il sistema riconosce che vengo dall’Italia e quindi applica la legislazione italiana su queste cose.
      Quindi non si può parlare di concorrenza sleale perché il prezzo finale cambia a seconda del paese in cui uno acquista e della relativa legislazione. Il mercato è sì globale, ma poi ha tutti gli strumenti interni per essere perfettamente regolato.

      • Premetto che non so come lavori “il sistema”, ma leggendo le normative vigenti, non sembra funzioni così.
        Se il cliente è un privato, tra i paesi membri dell’Unione Europea si applica l’IVA del paese del prestatore del servizio.
        Ne deduco che se un cittadino italiano acquista su una piattaforma francese sta versando il 7% di iva alla Francia. Viceversa, un francese paga il 21% all’Italia acquistando su piattaforma italiana.
        Da qui l’accusa di messa a rischio della fair competition di Semeta. Che comunque non condivido, ritenendola insensata fino a quando non sarà introdotto un regime IVA comunitario, previsto, pare, per il 2015…

      • C’è un nodo fondamentale, e cioè che il sistema riconosce il’ip di chi acquista e applica la sovrattassa legata agli acquisti internazionali di conseguenza. Se provi ad acquistare un ebook da Amazon.com non paghi lo stesso prezzo di chi acquista negli USA, ma viene applicata l’IVA (loro la chiamano VAT) per l’acquisto. Quindi non paghi di meno l’ebook, anzi a volte lo paghi anche di più. Il vero problema di competitività è nei mercati Paese, nel senso che in Francia gli ebook andranno meglio perché potranno applicare prezzi minori garantendo maggiori guadagni agli editori (come succede negli Stati Uniti). Si tratta proprio di una disomogeneità di mercato, non tanto di singolo prodotto. Per fare un esempio ancora più concreto, se tu compri un computer dall’Apple Store e vivi in Italia paghi IVA e prezzo italiano, anche se sei nella sezione americana del sito. La bufala di fondo è che dall’Italia uno possa comprare dove vuole online evitando le tasse: non è così, succedeva all’inizio dell’e-commerce quando si comprava di tutti in paesi extra-ue.
        Poi tu stessa c’entri perfettamente il punto della questione: di cosa stiamo parlando se l’IVA non è comune in tutta Europa…

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