Benvenuti nell’era della “post alfabetizzazione”

Smartphone, social network e video brevi hanno modificato il nostro rapporto con i testi. Il formato libro sta morendo, mentre romanzi molto lunghi, newsletter, ebook e audiolibri continuano a conquistare il pubblico (per ora),

Il mondo editoriale è fatto da inguaribili pessimisti. Se ascoltate gli addetti ai lavori fa sempre tutto schifo, va sempre tutto male, nessuno legge (i libri brutti, aggiungerei io). Socrate stesso si lamentava perché con la diffusione della scrittura sarebbe finito tutto e tutti sarebbe diventati ignoranti.

Insomma, ciclicamente il mondo editoriale annuncia la morte della lettura. È accaduto con la radio, con la televisione, con internet e con l’arrivo degli smartphone. Oggi l’allarme riguarda soprattutto i social network, i video brevi e la frammentazione dell’attenzione.

Smartphone, social network e video brevi hanno modificato il nostro rapporto con i testi. Il formato libro sta morendo, mentre romanzi molto lunghi, newsletter, ebook e audiolibri continuano a conquistare il pubblico (per ora),

Il dibattito è tornato al centro dell’attenzione dopo la pubblicazione su The Atlantic di un lungo articolo di Rose Horowitch intitolato The End of Reading Is Here. Secondo la giornalista americana, la società occidentale starebbe entrando nell’epoca della post-alfabetizzazione.

Cosa significa? Che le persone continuano a riconoscere e utilizzare le parole, ma perdono progressivamente la capacità di capire testi lunghi, complessi e articolati.

Questo è sicuramente un problema, ma personalmente credo che la situazione sia un po’ più complessa. La lettura tradizionale attraversa una fase di trasformazione profonda, mentre nuove forme di consumo editoriale mostrano una vitalità difficile da conciliare con l’idea di una scomparsa imminente.

Leggiamo meno libri, ma più parole

Le statistiche raccolte negli Stati Uniti mostrano un calo evidente della lettura per piacere. Una ricerca basata su più di 230.000 risposte all’American Time Use Survey ha rilevato che la percentuale di americani impegnati quotidianamente nella lettura ricreativa è scesa dal 28% del 2004 al 16% del 2023.

Nel 2022 meno della metà degli adulti americani dichiarava di aver letto almeno un libro durante l’anno. Solo il 38% aveva letto un romanzo o un racconto. Anche i risultati scolastici evidenziano una crescente difficoltà nell’analisi di testi complessi e nella comprensione di argomentazioni articolate

Allo stesso tempo, le persone leggono probabilmente una quantità di parole superiore rispetto al passato. Email, messaggi, notifiche, post, recensioni, newsletter, sottotitoli e conversazioni online occupano una parte consistente della giornata.

Il vero cambiamento riguarda quindi la qualità dell’attenzione. La lettura si distribuisce in numerose sessioni brevi, spesso interrotte e svolte su dispositivi che offrono continuamente nuovi stimoli.

Il problema? Quei maledetti 47 secondi di attenzione…

Uno dei dati più citati nel dibattito riguarda il tempo trascorso su una singola attività digitale. Le ricerche della psicologa Gloria Mark indicano che l’attenzione media dedicata a un contenuto su schermo sarebbe passata da circa due minuti e mezzo nel 2004 a 75 secondi nel 2012, fino a raggiungere circa 47 secondi negli anni più recenti.

Questo dato viene spesso presentato come la prova dell’incapacità contemporanea di concentrarsi su un libro. Gli studi di Gloria Mark però analizzano soprattutto il comportamento di lavoratori e studenti durante attività digitali caratterizzate dal passaggio continuo tra email, documenti, applicazioni e pagine web. Misurano quindi il multitasking e la frammentazione del lavoro, più che la lettura ricreativa di un romanzo su carta o su un dispositivo dedicato.

Uno schermo utilizzato per controllare contemporaneamente la posta elettronica, i social network e una piattaforma di messaggistica produce un’esperienza diversa da quella offerta da un ereader privo di notifiche. Riunire tutti questi comportamenti sotto la categoria generica della “lettura su schermo” rischia di generare conclusioni fuorvianti.

Le frasi brevi significano contenuti più poveri?

Un altro argomento utilizzato per dimostrare il declino della lettura riguarda la semplificazione della narrativa commerciale. I bestseller contemporanei presentano in media frasi più brevi rispetto ai romanzi pubblicati un secolo fa.

Il confronto proposto da The Atlantic contrappone opere come IL DOTTO ZIVAGO di Boris Pasternak, il romanzo più venduto negli Stati Uniti nel 1958, ai titoli Young Adult e romantasy che dominano oggi le classifiche. La differenza nello stile dovrebbe dimostrare una riduzione della capacità del pubblico di affrontare una prosa complessa.

La lunghezza delle frasi rappresenta però un indicatore poco affidabile del valore e della profondità di un’opera. Ernest Hemingway, George Orwell e John Steinbeck hanno costruito una parte importante della letteratura del Novecento attraverso una scrittura chiara, diretta e composta spesso da periodi brevi.

Anche Kazuo Ishiguro utilizza una prosa apparentemente semplice per sviluppare temi emotivi, morali e politici di grande complessità. La semplicità sintattica può quindi essere una scelta stilistica, senza trasformarsi automaticamente in semplificazione intellettuale.

Il caso particolare de IL DOTTO ZIVAGO

Anche il successo commerciale del romanzo di Pasternak richiede una lettura storica. IL DOTTOR ZIVAGO venne censurato in Unione Sovietica e la sua pubblicazione occidentale divenne uno degli eventi culturali della Guerra fredda.

La CIA organizzò un’operazione per distribuire copie in lingua russa del romanzo, anche durante l’Esposizione universale di Bruxelles del 1958. L’obiettivo consisteva nel presentare l’opera come il simbolo della libertà culturale occidentale contro la censura sovietica.

Il successo del libro dipese quindi anche dal suo significato politico. Acquistare IL DOTTOR ZIVAGO rappresentava una scelta culturale e ideologica, oltre che letteraria. Il numero di copie vendute racconta solo in parte quante persone abbiano davvero completato la lettura.

I romanzi contemporanei diventano sempre più lunghi

L’editoria commerciale offre un altro elemento che contraddice l’idea di un pubblico incapace di mantenere l’attenzione. Negli ultimi decenni fantasy, thriller e narrativa seriale hanno prodotto libri sempre più lunghi e articolati.

I volumi della saga THE STORMLIGHT ARCHIVE di Brandon Sanderson superano spesso le 400.000 parole. Autori come George R. R. Martin e Robert Jordan hanno raggiunto milioni di lettori con universi narrativi composti da centinaia di personaggi, linee temporali differenti e migliaia di pagine.

La struttura di queste opere richiede memoria, continuità e attenzione prolungata. La sintassi può risultare più accessibile rispetto a quella di molti classici, mentre la complessità narrativa appare spesso superiore.

La lettura contemporanea sembra quindi privilegiare una diversa forma di profondità. Il lettore cerca periodi più scorrevoli, ma accetta storie molto estese, serie composte da numerosi volumi e mondi narrativi elaborati.

Ebook, audiolibri e newsletter hanno cambiato il mercato

Il libro stampato rappresenta solo una delle forme assunte oggi dalla lettura. Ebook, app, newsletter, piattaforme di scrittura, web novel e audiolibri hanno allargato i confini dell’editoria.

BookTok può trasformare un romanzo pubblicato anni prima in un bestseller internazionale (sempre fedeli al principio della Coda Lunga di Chris Anderson, un libro pazzesco). Le piattaforme dedicate alle newsletter ospitano saggi e approfondimenti molto lunghi. Gli ereader permettono di portare con sé intere biblioteche, mentre gli audiolibri consentono di seguire una storia durante gli spostamenti, l’attività fisica o i lavori domestici.

L’ascolto di un audiolibro produce un’esperienza diversa dalla lettura silenziosa. Rimane però una forma di consumo narrativo capace di avvicinare ai libri persone che dispongono di poco tempo o incontrano difficoltà nella lettura tradizionale.

Anche la crescita delle librerie indipendenti e la capacità di alcuni romanzi molto lunghi di raggiungere le classifiche mostrano che il desiderio di storie resta vivo. Sono cambiate le piattaforme, le modalità di scoperta e le occasioni di consumo.

La sfida per gli editori

L’industria editoriale dovrebbe evitare sia il catastrofismo sia l’ottimismo superficiale. Il calo della lettura continuativa e delle competenze di comprensione rappresenta un problema reale, soprattutto nel mondo della scuola. La concorrenza dei video brevi e delle piattaforme digitali rende inoltre più difficile conquistare il tempo del pubblico.

Il mercato continua però a produrre lettori, ascoltatori e comunità costruite intorno ai libri. L’editore deve riconoscere questa evoluzione e progettare contenuti capaci di vivere in ambienti differenti.

Cosa fare? Ad esempio curare la leggibilità dei testi, sviluppare edizioni digitali efficaci, investire negli audiolibri, sperimentare la serializzazione e utilizzare i social network come strumenti di scoperta. E poi analizzare i comportamenti reali del pubblico, evitando di valutare il presente soltanto attraverso il modello culturale del romanzo letterario novecentesco.

La lettura sta cambiando forma, ritmo e supporto. Per l’editoria la domanda più utile riguarda quindi il luogo in cui le persone leggono oggi e il modo in cui possono essere accompagnate verso esperienze più profonde, durature e soddisfacenti.

Il compito degli editori consiste nel raggiungere i lettori nei nuovi spazi digitali, offrendo loro buone ragioni per fermarsi, concentrarsi e continuare a leggere.

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