Vietati gli sconti sui libri: a chi serve una legge del genere?

Editoria, il ddl promozione lettura è legge. Sconti al 5%, tax credit solo per le librerie indipendenti, Piano nazionale lettura e Capitale italiana del libro. Serviva davvero una legge del genere?

Il Senato ha approvato con 228 voti a favore il DDL sul sostegno e la promozione della lettura. Anche se, forse, più che di sostegno e promozione della lettura si dovrebbe parlare di sostegno a determinate categorie commerciali, ovvero le librerie indipendenti.

La nuova legge

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha salutato con grande entusiasmo la legge, parlando di un provvedimento “molto importante soprattutto in Italia, dove esiste un divario molto forte del tasso di lettura rispetto ad altri Paesi. Va colmato un ritardo storico. Quindi tutte le misure che vanno in quella direzione sono utili”.

Vediamo cosa dice la legge:

  • sui romanzi e saggi non sarà più possibile fare sconti superiori al 5% (sono esclusi i libri di scolastica, non si sa perché, su cui si potrà fare uno sconto del 15%); il divieto di sconto vale anche per le vendite online.
  • per un solo mese all’anno gli editori potranno però fare uno sconto del 20% sui libri (e anche qui sorge la domanda: perché!?!??!); il mese dei saldi librari non potrà essere dicembre e sarà calendarizzato con decreto ministeriale.
  • anche i punti vendita potranno effettuare per un mese all’anno sconti sui libri, ma solo del 15% (e ancora una volta: perché?!??!)
  • il mese dei saldi non può essere applicato alle novità, possono essere scontati soltanto i libri usciti da più di 6 mesi al momento dello sconto.
  • il Mibact ogni tre anni potrà adottare un Piano nazionale d’azione per la promozione della lettura, finanziato con 4,35 milioni di euro all’anno.
  • dal 2020 viene istituita la Capitala italiana del libro. Verrà scelta dal Consiglio dei Ministri dopo un’apposita selezione sulla base dei progetti delle città candidate. La Capitale italiana del libro riceverà un finanziamento di 500.000 euro per la realizzazione dei progetti presentati (la prima candidata sembra essere Firenze).
  • La legge incrementa di 3,25 milioni di euro il credito di imposta di cui possono usufruire gli esercenti di attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di libri in esercizi specializzati, o nel settore di vendita al dettaglio di libri di seconda mano.
  • I nuclei familiari economicamente svantaggiati disporranno di una carta elettronica di importo nominale di 100 euro da utilizzare, entro un anno, per l’acquisto di libri.
  • Viene istituito l’Albo delle librerie di qualità. Il Mibact riconoscerà la qualifica di “Libreria di Qualità” agli esercizi meritevoli secondo criteri che verranno stabiliti con un successivo decreto.
  • Gli uffici scolastici regionali dovranno individuare una scuola Polo responsabile del servizio bibliotecario scolastico di ogni ordine e grado, che avrà il compito di favorire la collaborazione tra scuole, biblioteche e associazioni per favorire la lettura tra i giovani “assicurando ai relativi progetti una identità comune denominata “Ad alta voce””.
  • Semplificazione per le donazioni librarie.

Serviva davvero questa legge?

Franco Levi, presidente dell’AIE, ha criticato pesantemente la legge. Curioso perché proprio lui poche settimane fa invocava a gran voce un intervento statale a sostegno della lettura.

Al di là di tutto si fatica a capire in che modo vietare gli sconti possa essere un sostegno alla lettura e non un aiuto di stato agli editori e, in parte, alle librerie. Resta quindi da capire se una legge del genere possa avere qualche impatto positivo sul mondo della lettura o se non sia semplicemente un aiuto di stato mascherato a settori in profonda crisi strutturale, come peraltro avviene già in diversi paesi europei.

L’esperienza poi ci insegna che ogni volta che lo Stato Italiano interviene a sostegno di qualcosa i risultati sono pessimi e controproducenti. Non è un caso se i settori in cui l’Italia resta al top mondiale (moda, turismo, export, food, ecc), sono tutti settori in cui lo Stato non ha mai attuato nessuno piano di sostegno (per fortuna!).

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