Lettura in Italia (e non solo): il libro non può più essere il punto di riferimento ma una tappa all’interno di un percorso crossmediale e transmediale.

Pariamo da un dato: l’11% degli italiani legge esclusivamente dal suo smartphone, un dato che certifica il cambiamento epocale che è avvenuto negli ultimi anni nel mondo editoriale.

I numeri sono quelli dell’indagine “Al di là del confine. Come sono andati i principali mercati del libro e dell’e-book nel 2016”, realizzata da Nielsen e l’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (Aie), presentata la settimana scorsa a Tempo di Libri.

Il mercato del libro

Per quanto riguarda il mercato del libro i dati sono piuttosto sconfortanti: nel 2016 il mercato è cresciuto dello 0.3%, ma nel primo trimestre del 2017 si rileva già una flessione del 2.9%. Complessivamente un mercato economico marginale che supera di poco il miliardo di euro (in Francia ne vale 3, in Germania 6).

Tutti si disperano perché 33 milioni di italiani (il 57% della popolazione dai 6 anni in su) non hanno letto nemmeno un libro negli ultimi 12 mesi, con picchi drammatici al Sud (media del 69.2%, in Calabria il top con il 72%).

Lo zoccolo duro dei lettori forti, ovvero chi ha letto almeno un libro al mese, rappresenta il 5.7% della popolazione. Come sempre i fumetti vengono ignorati in quanto non considerati degni di essere inseriti in un contesto culturale (chissà perché in Francia invece lo fanno…).

Certo che una domanda a questo punto sorge spontanea: ma se il mercato del libro va male da anni, com’è che a decidere sono sempre le stesse persone? Ma vi sembra una mossa intelligente confermare sempre lo stesso allenatore che vi fa retrocedere ogni anno anche se regolarmente avete comprato tutti i giocatori che vi ha chiesto?

Sarà, ma a me non sembra una mossa particolarmente smart, come direbbero quelli bravi. Ma evidentemente sono io che non ci capisco tanto…

Comunque se volete continuare a deprimervi trovate il report completo con tutti i dati sul sito dell’AIE.

Il mercato digitale

Il 32% degli italiani viene definito tecno-curioso: “persone attive e colte, con una dotazione tecnologica medio-alta e interessati alla lettura su più supporti (libri, ebook e audiolibri)”. C’è poi un 12% di trend-setter: giovani al di sotto dei 25 anni che leggono molto a prescindere dal formato (libri, ebook, audiolibri…).

Molto interessante quell’11% che viene definito Mobile Only, lettori per cui “lo smartphone diventa è il canale privilegiato di accesso ai contenuti (compresi video-giochi a contenuto narrativo), passando prevalentemente da social network e community. Sono anche lettori di libri, che leggono però in misura contenuta (lettori deboli)”.

Resta un 18% di “sconnessi”, ovvero persone oltre i 55 anni, professionalmente non più attive, spesso non connesse a internet e non lettori.

Il libro, un punto lungo un percorso narrativo

Si aprono dunque nuovi scenari per quanto riguarda il mondo editoriale, scenari che vanno al di là di concetti rassicuranti come “libro” e “ebook” (che di fatto è sempre stato percepito come un contenuto tradizionale fruito attraverso un supporto diverso).

Non è vero infatti che gli italiani non leggono, il dato significativo è che non leggono libri di carta (e qui torniamo al discorso fatto poco sopra, ovvero a chi decide quali libri di carta pubblicare e come promuoverli).

Se l’industria editoriale continuerà ad ignorare la realtà continuerà a farsi male, malissimo: oggi diventa indispensabile ragionare in termini di crossmedialità e transmedialità, bisogna rendersi conto che il libro è un punto all’interno di un percorso complesso in cui un contenuto narrativo nasce, cresce, si sviluppa e diventa altro da sé, magari prendendo strade ed identità nuove e inaspettate.

Per chi continua a ragionare in termini di valori assoluti, per chi continua a vedere nel libro un feticcio, un totem, un monolite che prescinde dal suo contenuto e dal modo in cui viene comunicato, la via è soltanto una: estinzione.

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