Storico sorpasso negli USA, i redattori impiegati nel web superano quelli che lavorano per la carta.

Negli Stati Uniti i redattori impiegati nel web supera il numero dei redattori occupati nella carta. Si tratta di un sorpasso storico nel segno del digital first: secondo l’ultimo reportUS Bureau of Labor Statistics infatti ormai nei giornali a stelle e strisce il reparto web occupa più giornalisti rispetto a quelli occupati per l’edizione cartacea. Il mondo editoriale ha superato un punto di non ritorno: il web ormai sta fagocitando la carta, soprattutto all’interno di sistemi vasti e diffusi a livello globale.

I dati parlano chiaro: a marzo 2016 i redattori occupati nel web negli usa erano 197.800 rispetto ai 183.200 occupati nella carta. Nel 1990 i redattori cartacei negli USA erano 457.800, numero che la dice lunga sui cambiamenti radicali che ha investito questo settore. Cambiano i numeri ma la sfida per l’editoria digitale resta sempre la stessa, ovvero riuscire a dar vita ad un sistema che sia sostenibile economicamente.

Attualmente i modelli di business sono essenzialmente due: c’è chi, come Jeff Bezos, è convinto che sia necessario aumentare sempre più il numero di lettori e di conseguenza punta sul mondo ispanico e su quello cinese; e c’è invece chi come il New York Times punta su una nicchia forte di lettori altospendenti a cui fornire contenuti esclusivi. Difficile dire quale dei due modelli sia vincente, molto probabilmente lo sono tutti e due, quello che è certo è che per tutti i mercati “minori”, ovvero quelli che possono contare su un bacino linguistico più ristretto, sarà sempre più difficile riuscire a trovare modelli sostenibili.

Web e carta, e se uno escludesse l’altro?

Nel mercato italiano c’è un aspetto che andrebbe approfondito, ovvero gli editori che fanno solo web stanno in piedi, così come quelli che fanno solo carta. Chi lavora su due livelli, carta e web, è invece in grossissima difficoltà. Penso a un editore come Cairo che per i suoi giornali non ha un sito web neanche a pagarlo oro e che ha i conti a posto. E penso a gruppi editoriali come Banzai o Net Addiction che invece operano solo sul web e lo fanno alla grande.

La mia è soltanto una sensazione non suffragata da numeri o statistiche, quindi può essere che mi sbagli, ma l’impressione è che in Italia le strutture storiche (Corriere, Repubblica, ecc) non riescano ad approcciarsi in maniera sostenibile al web a causa di una serie di costi improponibili nella gestione di redazioni mastodontiche, senza parlare poi della chiusura nei confronti del web da parte di una categoria molto più conservatrice di quanto si pensi (sto parlando dei giornalisti).

Al contrario realtà dinamiche e innovative riescono a dominare il digitale per un motivo molto semplice: conoscono la lingua che parlano, a differenza di chi è stato costretto ad imparare quella lingua perché tutti ripetevano che doveva farlo per sopravvivere. Risultato: milioni di euro di investimenti in un settore che all’interno delle redazioni tutti erano costretti a sopportare, con risultati enormi in termini di sprechi.

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