Strategie per non procrastinare di Richard Ridley

Strategie per non procrastinare di Richard Ridley. Articolo pubblicato originariamente su CreateSpace di Amazon.

Per alcuni scrittori “procrastinare” ha un’orribile connotazione. Rappresenta un tormento esistenziale. A me invece non importa. Per quanto possa sembrare strano, trovo che sia produttivo procrastinare; ma per quelli tra voi che vorrebbero evitarlo, ecco tre strategie da tenere a mente.

1. Disconnettersi

Ammettiamolo, Internet è l’eldorado dei procrastinatori. A volte proprio non si riesce a resistere all’impulso di navigare sul Web. Quindi serve una strategia che vi privi della spinta irrefrenabile a utilizzare Internet. Io ho un computer economico che non ha nemmeno il Wi-Fi. Si può connettere direttamente alla linea DSL, ma i passaggi aggiuntivi necessari per farlo rappresentano il deterrente a qualsiasi voglia di navigare. Se proprio non riuscite a trattenervi, lasciate a casa tutti i vostri dispositivi e uscite per andare in caffetteria armati solo di carta e penna. Insomma, che il metodo analogico sia con voi.

2. Premiarsi

Stabilite un numero minimo di parole da scrivere ogni giorno. Dividete questo valore in quattro traguardi intermedi. Concedetevi la vostra attività preferita ogni volta che ne raggiungete uno. Questo è un modo eccellente per evitare di procrastinare.

3. Procrastinare

Riempire pagine di parole di senso compiuto è un passo importante nel processo di scrittura, ma vivere la propria vita non è da meno. Procrastinare è parte integrante del vivere. In noi persone creative, idee e soluzioni si palesano quando la mente è impegnata a fare altro. E allora diamo alla mente altro cui pensare. Procrastinate, gente, procrastinate. Scrivere senza distrazioni è un ottimo traguardo, ma oggi come oggi è un proposito quasi irrealizzabile. C’è così tanto da vedere e da fare ogni giorno! Se riuscite a trovare un modo per non procrastinare, tanto meglio. D’altro canto, deviare dal percorso e perdere un po’ di tempo senza un motivo specifico non è poi la fine del mondo.

>> L’articolo originale è stato pubblicato su CreateSpace

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