4 e 5 per cento sono i due numeri che fotografano l’anno degli ebook italiani, ovvero la tanto agognata riduzione dell’IVA e la quota di mercato raggiunta

Com’è stato il 2014 per il mondo dell’editoria digitale italiana? Senza dubbio deludente visto che il settore arriva a malapena a raggiungere il 5% del mercato editoriale.

2014, per gli ebook italiani un anno da 4 e 5 per cento

Gli ebook valgono il 5% del mercato editoriale italiano

Una crescita molto lenta che a mio avviso è dovuta principalmente a un unico motivo: in Italia quello del libro è un settore economico marginale e finché l’ebook continuerà ad essere considerato dagli editori come l’emulazione falllita del libro, l’editoria digitale continuerà a restare il vorrei ma non posso dell’editoria cartacea.

A mio avviso il problema è dovuto alla mancanza totale di comprensione del nuovo mercato editoriale da parte dei grandi player italiani (escluderei Newton Compton che invece si sta muovendo bene).

Per loro si prospettano tempi molto bui perché il digitale porterà inevitabilmente ad un continuo sgonfiarsi del fatturato globale del comparto editoriale, con relativa perdita di potere politico per gli editori. Oggi per moltissime case editrici, e anche per molti autori, il libro è un qualcosa che viene pubblicato per giustificare qualcos’altro. Di conseguenza si tenta di vendere un prodotto che è di per sé invendibile, con il risultato che di libri non se ne vendono più.

Con gli ebook si stanno ripetendo queste logiche che escludono il mercato e, di conseguenza, il mercato resta asfittico. Per il 90% degli “autori” italiani pubblicare un ebook significa soltanto buttar fuori qualcosa nella speranza di arrivare poi al cartaceo.

La maggior parte degli autori che pubblica in digitale non legge ebook e non ha la più pallida idea di che cosa sia un libro digitale. Resiste il mito romantico dell’autore, del maestro di vita che può dare lezioni di vita dall’alto del suo piedistallo.

Oggi come oggi è il cinema che sta tenendo in piedi l’editoria italiana, naturalmente grazie alla crisi e all’onnipresente finanziamento pubblico. Il cinema italiano infatti è sempre più in crisi e preferisce spendere due lire per acquistare diritti dai libri piuttosto che spendere tempo e risorse per produrre sceneggiature originali.

In questo modo si risparmia sui costi della sceneggiatura anche perché arrivano i finanziamenti pubblici (soprattutto se si fa un film partendo da un libro di un autore esordiente) e si fanno felici gli autori e gli editori con due euro. Quelle che per il mondo del cinema sono poche briciole infatti sono il sogno di una vita per gli editori e per gli scrittori, che poi sono gratificati oltremodo nel loro ego smisurato dal vedere il loro nome sul grande schermo (moriremo provinciali).

Non dimentichiamo poi che facendo un film tratto da un libro italiano e di conseguenza sfruttando una location italiana si possono beccare anche fior di soldi dalle film commission regionali (soprattutto Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Puglia), dato che ormai in Italia i produttori fanno i film soltanto con i soldi degli altri (meglio se soldi pubblici, non sia mai che qualcuno rischi qualcosa).

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La riduzione dell’IVA al 4% per gli ebook

Finalmente è arrivata la tanto attesa IVA a tasso agevolato anche per gli ebook. Sull’argomento non potrei aggiungere una sola parola in più rispetto a quanto già scritto dal Duca, quindi mi limito a linkare il suo post in cui viene spiegato tutto nel dettaglio in maniera chiarissima.

Inutile dire che concordo in pieno con quanto scritto dal Duca, che come sempre ha colto alla perfezione il succo del discorso. Il giorno in cui vedrò un articolo del genere pubblicato su Corriere.it o su Repubblica.it (o nelle loro rispettive versioni cartacee) significherà che i grandi gruppi editoriali italiani hanno davvero iniziato a capire e a conoscere il mondo dell’editoria digitale.

Ecco, per il 2015 sogno un mondo in cui i giornalisti scrivano di cose che conoscono bene… è chiedere troppo?

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