Italia sempre più fuori dal mondo: dopo la pazzia legislativa della WebTax arriva anche l’abuso immotivato dell’aumento dell’equo compenso da parte della SIAE

La discesa verso il baratro sembra davvero non avere più fine. Dopo l’assurdità giuridica della WebTax arriva anche l’aumento dell’equo compenso da parte della SIAE. Un aumento del 500% non solo immotivato ma anche totalmente illegittimo, dato che stiamo parlando di un soggetto privato che decide in maniera autonoma al posto dello Stato su una materia delicatissima.

Ma dato che lo Stato in Italia non esiste questo regime di sostanziale impunità continua a prosperare. Quando parliamo di equo compenso infatti stiamo già parlando di un abominio giuridico: il prezzo di acquisto di un prodotto tecnologico che abbia caratteristiche multimediali infatti è aumentato da una tassa, il cosiddetto “equo compenso”, che va a tutelare preventivamente la SIAE per eventuali usi illeciti di questi strumenti.

Come a dire che quando compro una macchina mi fanno pagare preventivamente una serie di multe per gli eccessi di velocità che potenzialmente potrei fare.

Quindi siamo già in un regime di follia pura (forse sarebbe più appropriato parlare di furto), ma adesso abbiamo superato ogni livello di decenza: la SIAE decide in maniera autonoma di circa il 500% questa tassa.

Facciamo un paio di esempi: prima quando si comprava un iPhone l’equo compenso incideva per circa 90 centesimi, oggi 5.20 euro. E chi decide l’importo di quella che è una vera e propria tassa? La SIAE. Come ridistribuisce la SIAE questa cifra? In maniera molto discussa, viste le polemiche degli ultimi anni.

Ma continuiamo così, spingiamo l’acceleratore al massimo verso il baratro, continuiamo ad ignorare sistematicamente che il mondo non sta cambiando, ma è già cambiato da un pezzo. Difendere il privilegio a discapito di tutto e tutti, ecco l’unico fondamento su cui si basa questo povero Paese.

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