La lotta alla pirateria è senza dubbio un tema scottante quando si parla di rete e di contenuti digitali. Abbiamo già avuto modo di parlare del SOPA e il recente caso della chiusura di siti come Megaupload e Megavideo ha alimentato una dura polemica nei giorni scorsi.

Anche il mondo dell’editoria digitale naturalmente dovrà confrontarsi con questo fattore dato che sempre più persone si scambieranno gratuitamente ebook e contenuti digitali di vario genere (su aNobii ad esempio già da un pezzo sono attivi gruppi di utenti che si scambiano ebook). Queste realtà esistevano quando l’ebook era un fenomeno di nicchia quindi è più che naturale che con l’aumento del mercato anche la così detta pirateria sarà destinata ad aumentare.

Ma siamo davvero sicuri di essere di fronte ad un fenomeno negativo?

Come riportato da Repubblica ad esempio secondo la Publishers Association inglese, nel 2011, il numero di siti che permettono di scaricare illegalmente vecchi e nuovi titoli in versione digitale è più che raddoppiato: dai 50mila circa nel 2010 ai 115mila nell’anno successivo.

Personalmente sono convinto che una percentuale di pirateria (continuo a chiamarla così per comodità) sia inevitabile ma che, soprattutto, non danneggi assolutamente il mercato: tutti i noi in passato ci siamo scambiati o ci siamo fatti prestare libri da parenti e amici (personalmente ne ho ancora qualcuno “in prestito”, spero che prima o poi mi sarà restituito…). Eppure non ho mai trovato un libro cartaceo in cui ci fosse scritto che era assolutamente vietato prestare o far leggere ad altre persone il libro in questione. Come mai allora la maggior parte degli editori riporta queste diciture nelle loro edizioni in ebook? E le biblioteche? Come la mettiamo con le biblioteche?

A rigor di logica (e, soprattutto, di legge), l’atto di prestare ad un amico un libro dovrebbe rappresentare una grave violazione del copyright, un vero e proprio atto di pirateria: e allora perché questo fenomeno viene perseguito soltanto nel digitale? E come la mettiamo con i negozi o le bancarelle che vendono libri usati? Mettiamo caso che io acquisti un tot di ebook online e dopo decida di rivenderli, emettendo regolare documentazione fiscale agli acquirenti: sto commettendo un reato?

Mi sembra chiaro dunque che ci sia un’attitudine completamente diversa da parte dell’industria editoriale e delle forze dell’ordine nei confronti dello stesso fenomeno: sostanziale indifferenza se si tratta di mercato cartaceo o fisico, massimo allarmismo e repressione se si tratta di mercato digitale.

Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese A.W. Bruna Uitgevers B. V., a proposito della pirateria nel mondo degli ebook ha detto che L’unica cosa da non fare, è cercare di combattere la pirateria. E’ semplicemente stupido. Al contrario, credo che gli ostacoli principali per la crescita del mercato editoriale siano la paura, l’ignoranza, credere che gli utenti vogliano per forza tutto gratis, pensare che ciò che è successo al mondo della musica, dei film o dei videogiochi non possa succedere nell’editoria in virtù di una diversità del prodotto che in realtà non esiste e, infine, credere di poter combattere e sconfiggere la pirateria con leggi nuove, modelli di business vecchi, o stratagemmi tecnologici che limitino l’utilizzo dell’ebook su diversi e-reader”.

Personalmente sono assolutamente d’accordo con Boezeman. La pirateria è e deve essere assolutamente un’opportunità per il mondo editoriale e chi non vorrà accettare questo nuovo status del mercato sarà semplicemente spazzato via.

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