E’ stata approvata in maniera bipartisan in questi giorni la “Legge Levi” (entrerà in vigore dal 1° settembre 2011) che regolamenta (sic!) la vendita di libri sul web e, di conseguenza, anche degli ebook. In estrema sintesi con questa nuova legge gli store online non potranno proporre libri con un tasso di sconto superiore al 15%. Lo sconto potrà aumentare soltanto nel caso di campagne promozionali, a condizione che la promozione abbia una durata massima di un mese e che non venga lanciata in concomitanza con il periodo natalizio.

Ancora una volta siamo di fronte ad una lobby di mercato che impone in maniera assolutamente arbitraria una legislazione che fa arretrare il livello di libertà nel nostro Paese di qualche secolo.

Iniziamo a parlare dei lettori: grazie a questa legge i così detti “lettori forti” saranno costretti a spendere di più a parità di libri letti.

Non è assolutamente vero poi che questa legge beneficerà le piccole librerie, dato che i grandi centri commerciali e la GDO potranno continuare indisturbati a proporre sconti impensabili per i piccoli librai. E, tornando ai lettori forti, parliamoci chiaro: i lettori occasionali o quelli che comprano il classico libro di Bruno Vespa per fare un regalo a Natale non sono certo utenti delle piccole librerie specializzate o degli store online. Così come non ho mai visto un libro pubblicato da un piccolo editore indipendente in Autogrill (considerato da tutti gli addetti ai lavori il Sancta Sanctorum delle vendite). Un motivo ci sarà.

C’è poi una palese violazione di ogni logica di mercato nel voler applicare un prezzo fisso (per di più imposto a livello governativo!) ad un qualsiasi prodotto e a chi sostiene che leggi simili sono in atto in altro paesi io rispondo che dovremmo fare di tutto per cambiarle a livello di Comunità Europea, non cercare di adeguarci al peggio (cosa in cui da sempre siamo maestri in Italia).

Mi sembra evidente che gli unici che beneficeranno di questa legge saranno i grandi gruppi editoriali italiani dato che non ho dubbio alcuno che i prezzi non verranno abbassati: prima c’era la scusa che i prezzi erano alti perché per vendere bisognava attirare il cliente con grossi sconti, ora vediamo cosa si inventeranno.

I piccoli editori inoltre al giorno d’oggi vivono soltanto grazie agli store online, non certo grazie ai canali distributivi fisici che lavorano con percentuali da strozzinaggio e che, indovinate un po’, sono in mano di fatto ai grandi gruppi editoriali (ricordiamo che tre macro-editori in Italia detengono una quota di mercata vicino al 91%), quindi dubito che trarranno grande vantaggio da questo nuovo scenario.

Perché poi una legge che ha affrontato il problema del prezzo di vendita dei libri ha completamente ignorato lo scandalo dell’IVA al 20% sugli ebook? Continuo a non capire per quale motivo un libro cartaceo ha l’IVA al 4% e un ebook al 20%. A questo punto cambiamo la legge: vendere carta fa sì che l’IVA sia al 4%. Non importa il contenuto, quello che importa è che sia qualcosa fatto di carta (propongo di estendere l’IVA al 4% anche alle agente, ai quaderni, ecc).

Credo che nessuno abbia di fatto affrontato il vero problema che c’è dietro a tutta la questione: in Italia ormai gli editori sono abituati a vendere sconti, non libri. Finché non si uscirà da questa logica perversa cambierà a poco scontare del 10, del 15 o del 30% i libri, il risultato sarà sempre lo stesso.

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