Il 30% dei bambini britannici non sa usare i libri quando inizia la scuola e prova a sfogliarli come smartphone

Il 28% dei bambini inizia la scuola e non è in grado di mangiare e bere in autonomia; il 25% ha difficoltà nelle competenze di base. Siamo di fronte ad una apocalisse educativa causata da adulti colpevoli e irresponsabili

Quasi un terzo dei bambini inglesi non sa usare correttamente i libri quando inizia la scuola primaria. In molti casi, provano a sfogliarli come fossero smartphone, con gesti come lo swipe o il tap sullo schermo. Il dato emerge da un’indagine condotta in Gran Bretagna dall’organizzazione Kindred Squared, che fotografa una situazione in rapido peggioramento.

Il problema riguarda le competenze di base. Non solo la lettura, ma anche le abilità quotidiane. Secondo il sondaggio, il 28% dei bambini arriva a scuola senza essere in grado di mangiare o bere in autonomia. Il 25% mostra difficoltà nelle competenze essenziali della vita quotidiana.

Bambini e libri: un rapporto che tende all’inesistente

L’aspetto più emblematico riguarda proprio il rapporto con i libri. Gli insegnanti segnalano che circa il 30% dei bambini iscritti al primo anno della scuola primaria non sa utilizzare un libro in modo corretto.

Il comportamento osservato dagli insegnati lascia sbalorditi: i bambini trattano il libro come un dispositivo digitale. Provano a scorrere le pagine con il dito come su uno schermo. Toccare, swipe, tap. Gesti appresi prima ancora della lettura.

Questo dato apre una riflessione sul modo in cui i bambini entrano in contatto con i contenuti. Il digitale precede la carta. L’esperienza fisica del libro arriva dopo, e spesso senza mediazione. Ma, soprattutto, diventa obbligatorio riflettere sul fatto che esiste una generazione intera di genitori totalmente incapace di educare i propri figli.

Gli schermi stanno uccidendo l’infanzia

Oltre la metà degli insegnanti intervistati indica un fattore chiave: il tempo eccessivo trascorso davanti agli schermi, sia dai bambini sia dai genitori. E sottolineo ancora una volta come i genitori siano i principali responsabili di questa situazione.

È il momento di assumersi una responsabilità che non si può più rinviare: siamo di fronte a una generazione intera di genitori totalmente inconsapevole dei danni che sta provocando.

L’esposizione precoce a smartphone e tablet modifica le abitudini cognitive. Riduce il tempo dedicato alla lettura condivisa. Limita l’interazione con oggetti fisici come i libri.

Questo si traduce in un ritardo nello sviluppo di competenze fondamentali come il linguaggio di base, l’autonomia personale o la capacità di concentrazione

Il risultato si vede in classe. Bambini meno pronti ad affrontare il contesto scolastico. Insegnanti costretti a colmare lacune che un tempo venivano gestite prima dell’ingresso a scuola.

School readiness: i numeri del problema

Il concetto di “school readiness” indica la preparazione dei bambini all’ingresso nel sistema scolastico. Include abilità precise come l’uso del linguaggio, l’autonomia nel vestirsi, la capacità di andare in bagno da soli e la gestione del cibo

Secondo l’indagine di Kindred Squared, il 37% dei bambini non soddisfa questi requisiti. Nel 2024 la percentuale era al 33%. Il trend è in crescita.

Le differenze territoriali risultano marcate. Le aree più colpite includono il Nord Est, le West Midlands e il Nord Ovest del Regno Unito.

Un dato operativo colpisce più degli altri. Gli insegnanti dichiarano di dedicare in media 1,4 ore al giorno alla gestione di bambini non autonomi nell’uso del bagno. A questo si aggiungono circa 2,4 ore di tempo didattico perse ogni giorno per recuperare competenze di base.

Il divario tra percezione e realtà: genitori inconsapevoli (ma colpevoli)

Il confronto con i genitori mostra uno scarto netto. In un sondaggio parallelo su mille famiglie, l’88% ritiene che il proprio figlio sia pronto per la scuola. Il 35% dei genitori si spinge oltre. Ritiene che il proprio figlio sia più preparato rispetto alla media.

Questi dati indicano un problema di percezione totale, una mancanza di consapevolezza da parte delle famiglie che lascia a dir poco sbigottiti. Le famiglie tendono a sovrastimare le competenze dei bambini mentre gli insegnanti registrano difficoltà concrete.

Manca completamente un allineamento tra scuola e contesto familiare. Manca anche un sistema di informazione efficace sulle tappe dello sviluppo infantile. Manca, soprattutto, la consapevolezza dei genitori.

Un problema sistemico, non episodico

Felicity Gillespie, amministratrice delegata di Kindred Squared, definisce la situazione senza ambiguità: una crisi sistemica.

Le cause sono multiple e vanno dalla mancanza di risorse scolastiche alle aspettative educative più basse, dall’aumento del costo della vita alla carenza di informazione per i genitori.

Il risultato è una perdita progressiva di competenze di base nei bambini. Un fenomeno che si manifesta già all’ingresso nella scuola primaria.

Le politiche educative e gli obiettivi futuri

Il governo britannico ha fissato un obiettivo chiaro. Entro il 2028, il 75% dei bambini dovrà arrivare a scuola con un livello adeguato di preparazione.

I dati più recenti del Department for Education mostrano un lieve miglioramento. Nel 2024/25, il 68,3% dei bambini ha raggiunto un buon livello di sviluppo alla fine del primo anno scolastico.

La crescita resta limitata. Non compensa il peggioramento registrato all’ingresso.

Editoria, c’è da riflettere

Per chiunque lavori nel mondo dell’editoria è il caso di fermarsi a riflettere. Il rapporto tra bambini e contenuti cambia. Il libro non è più il primo oggetto culturale. Arriva dopo lo schermo.

Questo scenario apre diverse questioni operative: come progettare contenuti che accompagnino il passaggio dal digitale alla carta, come integrare esperienza fisica e interazione digitale e come supportare genitori e insegnanti nella mediazione

Ma, soprattutto, bisogna lavorare sul comunicare con i genitori, sul renderli coscienti delle implicazioni delle loro scelte. Serve un lavoro che, ovviamente, non può riguardare soltanto gli editori, ma tutta la società. Prima che sia troppo tardi.

Finora si è parlato di “difendere” il sistema libro, se andiamo avanti di questo passo i libri resteranno un ricordo sbiadito.

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