Nelle scuole USA il 58% dei device è un Chromebook, e anche Microsoft punta alle scuole con un nuovo portatile da 189 dollari.

Nel 2013 i dispositivi Apple, iPad e notebook Mac, rappresentavano circa il 50% dei device presenti nelle scuole statunitensi, ma oggi stanno costantemente perdendo quote di mercato in favore dei Chromebook. Stiamo parlando dei computer portatili a basso costo basati su Chrome OS di Google e che vengono prodotti da diverse aziende (Samsung, Acer, ecc).

I device basati su iOS oggi sono addirittura al terzo posto nella classifica dei computer utilizzati nelle scuole USA, dietro ai notebook di Google e ai classici PC Microfosf con Windows. A dirlo è un rapporto pubblicato dalla società di ricerca Futuresource Consulting: dei 12.6 milioni di computer presenti nelle scuole primarie e secondarie degli Stati Uniti il 58% è un Chromebook (erano il 50% nel 2015). I tradizionali PC rappresentano il 25% (l’anno scorso erano il 22%), mentre gli iPad e i computer Macintosh arrivano appena al 19%.

La scuola per le big company tecnologiche è un asset di lunga durata

Nelle scuole USA è in corso una vera e propria battaglia tra le grandi aziende tecnologiche, e il motivo è molto semplice: tutte le big company cercano di abituare all’utilizzo dei loro dispositivi i clienti del futuro, come sottolinea molto bene Natasha Singer sul New York Times.

Non a caso Apple da 40 anni investe molte risorse nel settore Education. L’ultimo esempio è Classroom, un’applicazione che aiuta gli insegnanti a gestire le attività dei loro utenti con l’iPad, così come Swift Playgrounds, un’app gratuita che attraverso il gioco introduce i ragazzi nel mondo del coding.

Naturalmente questa inversione di tendenza ha rappresentato anche un notevole calo di fatturato per Apple: le scuole americane l’anno scorso hanno speso 7.35 miliardi di dollari per computer portatili, desktop e tablet, di cui soltanto 2.8 miliardi di dollari sono entrati nella casse di Apple (erano 3.2 l’anno precedente), secondo il report di IDC. Discorso completamente diverso per Google, che ha aumentato il suo fatturato (1.9 miliardi di dollari rispetto agli 1.4 miliardi dell’anno precedente) e Microsoft (2.5 miliardi nel 2016, 2.1 miliardi nel 2015).

Perché Chromebook sta vincendo la partita

Al momento Chromebook sta sconfiggendo gli avversari innanzitutto per il prezzo, campo in cui i computer Google non hanno paragoni (negli USA un Chrombeook costa circa 230 dollari). Ma non va sottovalutato anche che quando si ha disposizione una connessione veloce, i Chromebook risultano molto più rapidi e semplici da utilizzare rispetto ai loro concorrenti (motivo per cui in Italia parlare di Chromebook nelle scuole fa semplicemente ridere…).

Con Chromebook tutto è in cloud, fattore strategico per studenti e insegnanti, che possono condividere sempre e in tempo reale tutti i lavori fatti in classe. Google inoltre fornisce ai responsabili scolastici un cruscotto online che permette di gestire in remoto migliaia di computer portatili contemporaneamente, aumentando dunque il controllo degli istituti sui laptop scolastici.

Non va sottovalutato neanche l’impatto della tastiera: se nelle classi primarie il touch screen è un elemento comodissimo per l’apprendimento, gli studenti più grande invece spesso hanno bisogno di una tastiera fisica per lavorare al meglio.

Anche Microsoft punta al portatile low cost

Microsoft ha capito che la partita dell’education è troppo importante per restare fuori dal gioco e così ha annunciato di aver iniziato a lavorare insieme ad Acer, HP e Lenovo per produrre un laptop a basso costo basato su Windows e pensato esclusivamente per le scuole. Il prezzo di partenza dovrebbe essere di 189 dollari. 

Inoltre Microsoft ha lanciato Microsoft Intune, un’app per l’istruzione che permette alle scuole di impostare e di gestire in maniera semplice tutti i dispositivi Windows.

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