Rivoluzione Kindle Unlimited, gli autori guadagneranno in base alle pagine lette

Rivoluzione Kindle Unlimited, gli autori guadagneranno in base aLLe pagine lette. Per la prima volta al centro del meccanismo economico editoriale ci sono i lettori e non gli acquirenti

Nei giorni scorsi Amazon ha scritto a tutti gli autori KDP annunciando una serie di novità e di aggiornamenti relativi al fondo globlae KDP Select. Vediamo di cosa si tratta.

Fondo globale KDP e Kindle Unlimited, un po’ di numeri

I numeri continuano ad essere sempre più importanti, dato che al fondo globale KDP di maggio è stato aggiunto un bonus di circa 6,98 milioni di euro oltre ai già annunciati 2,28 milioni di euro.

Il fondo globale KDP Select raggiunge dunque solo per il mese di maggio la cifra record di 9,26 milioni di euro.

Da Seattle fanno sapere che gli autori KDP nei primi 6 mesi del 2015 guadagneranno complessivamente più di 53 milioni di euro soltanto per i titoli inseriti nel programma Kindle Unlimited e per quelli nel programma KOLL, ovvero quello relativo alla biblioteca prestiti per i proprietari di Kindle.

Per quanto riguarda le royalties incassate grazie agli abbonamenti il dato nel primo semestre 2015 è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2014, segno che Kindle Unlimited funziona, e anche alla grande.

Lo dimostrano anche i numeri di titoli disponibili in Kindle Unlimited, aumentati con percentuali bulgare che superano il 95% di aumento mensile da quando è stato introdotto il servizio.

Numeri in base ai quali è scontato pensare che il fondo globale KDP nei mesi di luglio e agosto supererà sicuramente il tetto dei 10 milioni di euro.

Rivoluzione-Kindle-Unlimited-gli autori-guadagneranno-in-base-alle-pagine-lette-dai-lettori

KINDLE UNLIMITED, quanto guadagna un autore?

Kindle Unlimited è un programma di abbonamento che permette ai lettori di scaricare e leggere un numero illimitato di ebook. Molti autori però si domandano in che modo poi vengono calcolare le royalties per un servizio di questo tipo.

Ci sono state diverse proteste perché in molti si sono lamentati del fatto che pagare la stessa fee per ogni titolo indipendentemente dalla lunghezza dell’ebook non fosse corretto.

Amazon, proprio sulla spinta di queste critiche, ha annunciato che a partire dal 1° luglio all’interno del sistema Kindle Unlimited le royalties agli autori verranno pagate in base al numero di pagine lette nell’ambito dei programmi Kindle Ulimited e KOL.

Verrà aumentato il fondo globale ma ogni autore non guadagna più se in tanti scaricano i suoi titoli, ma soltanto se i suoi titoli vengono poi effettivamente letti. Ecco l’esempio fatto da Amazon:

[…] immaginiamo che il fondo ammonti a €10 milioni e che le pagine lette in totale nel mese siano 100.000.000:

– L’autore di un libro di 100 pagine, preso in prestito e letto interamente per 100 volte, guadagnerà €1.000 (€10 milioni moltiplicati per 10.000 pagine per questo autore, diviso per il totale di 100.000.000 di pagine).

– L’autore di un libro di 200 pagine, preso in prestito e letto interamente per 100 volte, guadagnerà €2.000 (€10 milioni moltiplicati per 20.000 pagine per questo autore, diviso per il totale di 100.000.000 di pagine).

– L’autore di un libro di 200 pagine, preso in prestito per 100 volte, ma letto solo per metà, guadagnerà €1.000 (€10 milioni moltiplicati per 10.000 pagine per questo autore, diviso per il totale di 100.000.000 di pagine).

Analogamente cambieremo il modo di pagare i bonus KDP Select All Star, assegnati ad autori e titoli in base al totale di pagine lette nell’ambito dei programmi KU e KOLL […]

Un aggiornamento importante e che segna una differenza epocale: per guadagnare non basta più vendere un ebook (o in questo caso farlo scaricare a chi è abbonato), è necessario che il titolo venga poi effettivamente letto.

Una rivoluzione che mette al centro il contenuto

Una vera e propria rivoluzione copernicana che mette la qualità della scrittura al centro del sistema, un sistema oggi governato quasi esclusivamente dagli uffici marketing a cui non interessa assolutamente se i libri si leggono, quello che importa è che si vendano.

Per dirla in parole molte semplici se 10.000 utenti scaricano il tuo ebook perché ha un titolo accattivante e una bella copertina, ma dopo 10 pagine tutti abbandonano la lettura perché si tratta di un boiata illeggibile, guadagnerai meno della metà di un autore che ha venduto “solo” 500 copie di un libro di 300 pagine che però poi è stato letto tutto dai lettori.

Per la prima volta al centro del meccanismo economico editoriale dunque ci sono i lettori e non gli acquirenti. Se vi sembra una cosa da poco…

5 commenti

  1. Francamente l’ultima sezione completamente entusiasta mi sembra terribilmente ingenua.

    Innanzitutto la caratterizzazione che prima bastasse avere una bella copertina è fuorviante, bisognava che fosse letto il 10% del libro per guadagnare le royalties. In generale, i lettori erano già al centro di KU, perché chi altri si comprerebbe un abbonamento per letture senza limiti, nessun altro se non i lettori forti ?

    Il nuovo sistema è tanto abusabile quanto quello precedente, solo che in senso inverso: prima si premiavano i libri corti, adesso invece quelli lunghi. Così come c’erano mini-libri fatti per battere cassa, adesso potrebbero nascere mega-saghe sbrodolose per battere cassa. E ci sono autori più difficili da leggere, come per esempio Saramago, che saranno svantaggiati rispetto ad un Fabio Volo.

    In termini di supporto alla buona qualità letteraria probabilmente valgono allo stesso modo, ma questo nuovo metodo è peggiore dal punto culturale perché dice esplicitamente che la letteratura vale un tanto al chilo. Ed è proprio questa probabilmente la ragione per cui Amazon ha cambiato metodo di calcolo. Prima un autore poteva facilmente calcolare se gli convenisse stare in KU, e quindi Amazon era costretta ad aumentare il fondo di conseguenza per trattenere gli autori. Adesso sarà molto più difficile per un autore capire quante vendite normali ha perduto. Cosa che, a lungo termine, permetterà ad Amazon di risparmiare soldi.

    • Non sono d’accordo, perché il tempo di lettura di una pagina resta invariato e, soprattutto, un autore che vende 10 libri “facili”, mettiamola così, da 100 pagine l’uno, guadagnerà tanto quanto un autore che vende un solo libro da 1.000 pagine. Ammesso che i libri vengano letti. Quindi non c’entra niente che tu scriva un libro lungo o corto, l’unico parametro valido è che il tuo lettore trovi interessante quello che hai scritto e che lo legga tutto.
      Qui non si tratta di un metodo valido o meno da un punto di vista “culturale”, parola che vuol dire tutto e niente, ma di un sistema che premia gli autori che offrono un miglior servizio ai loro lettori, che sono quelli che pagano per tenere in piedi la baracca.
      Non si parla di “letteratura un tanto al chilo”, anzi non si parla proprio di letteratura, si parla di premiare un autore in base al tempo di piacere che regala ai suoi lettori. Questo è puro entertainment, non c’entra assolutamente nulla con la cultura né tantomeno con la letteratura.
      È semplicemente un parametro per redistribuire i guadagni. Altrimenti chi decide quanto deve guadagnare un autore? Una commissione culturale che valuta la letterarietà del testo?

  2. Mi scuso di aver scritto un poema, ma volevo ribadire alcuni punti che lei sembra aver frainteso.

    Non sono d’accordo, perché il tempo di lettura di una pagina resta invariato e, soprattutto, un autore che vende 10 libri “facili”, mettiamola così, da 100 pagine l’uno, guadagnerà tanto quanto un autore che vende un solo libro da 1.000 pagine. Ammesso che i libri vengano letti. Quindi non c’entra niente che tu scriva un libro lungo o corto, l’unico parametro valido è che il tuo lettore trovi interessante quello che hai scritto e che lo legga tutto.

    Secondo me leggere un Saramago che scrive senza punteggiatura è più diffcile che leggere Fabio Volo, per fare due casi estremi, invece tu dici di no. Qua siamo a livello di opinioni, quindi ogni cosa è lecita. Però la questione matematica mi pare risolvibile. Se prima vendevi un libro, di 100 o 1000 pagine che fosse, guadagnavi lo stesso, adesso se vendi un libro di 100 pagine guadagnerai di meno perché l’altro ha più pagine. E dato che vendere 100 libri (in KU) è ugualmente difficile, quale che sia la lunghezza del libro, è chiaro che vengono favoriti i libri lunghi. Possiamo discutere se questo sia un bene o un male, ma mi sembra un fatto innegabile.

    Inoltre è stato proprio l’autore a parlare di “qualità della scrittura al centro del sistema”, o se vogliamo di “valore culturale”, cosa che secondo me è falsa, o perlomeno non è connessa a questo particolare metodo di conteggio delle royalty, per i motivi da me addotti nel commento precedente.

    Non si parla di “letteratura un tanto al chilo”, anzi non si parla proprio di letteratura, si parla di premiare un autore in base al tempo di piacere che regala ai suoi lettori. Questo è puro entertainment, non c’entra assolutamente nulla con la cultura né tantomeno con la letteratura.

    È possibile che mi sia espresso frettolosamente, ma il termine “letteratura un tanto al chilo” è un riferimento al fatto che si passa da una misurazione discreta (letto oltre il 10%/non letto) a una misurazione continua con unità di misura in pagine lette paragonabile alla misurazione “un tanto al chilo”. Il termine “letteratura” era da me usato per indicare l’insieme delle opere scritte, anche se avendo appena parlando di cultura è comprensibile il fraintendimento. Il messaggio dell’espressione completa è che Amazon così favorisce i contenuti riempitivi giusto per farti girare la pagina al prossimo avanzamento della trama. Un fenomeno simile a molti altri media, come le serie tv o le saghe cinematografiche. Cosa che ha ricadute considerevoli su tipologie come racconti o poesie.

    Altrimenti chi decide quanto deve guadagnare un autore? Una commissione culturale che valuta la letterarietà del testo?

    Evitiamo di schernire gli interlocutori e prendiamoli seriamente. È chiaro che esistono molteplici metodi ipotizzabili per calcolare i guadagni di un autore. La cosa peggiore di questo è non tanto che non favorisce in alcun modo “qualità” o “cultura”, ma che disallinea ancora di più gli interessi di Amazon e autori. Per Amazon basta che qualcuno riempa le pagine, e gli autori invece devono accettare la perdita di libertà creativa e aumentare il volume di produzione. Ai lettori non va affatto meglio, potrebbe anzi andar peggio perché leggeranno più roba che è messa lì solo per tenerli occupati. Considerato fisso il tempo passato a leggere, questo sistema porterà a leggere libri più lunghi invece di leggere più libri. Se ciò sia un bene o un male dipende dai gusti.

    Un metodo alternativo che allinerebbe gli interessi di lettori e autori, che come ha detto lei “pagano per tenere in piedi la baracca”, potrebbe essere questo:
    1) Amazon, invece di un fondo generale, prende una parte dei suoi guadagni misurata in base al lettore medio (es. 1.3$ per lettore)
    2) Divide le royalty tra i libri letti in base ad ogni lettore (es. lettore A ha letto 3 libri, gli autori di quei tre libri si dividono 1.3$)

    In questo modo si darebbero i soldi proprio a quegli autori per cui ogni lettore ha pagato l’abbonamento e si segmenterebbe il mercato in base al tipo dei lettori. Un po’ come funziona per la pubblicità dove alcuni click valgono più di altri. Sarebbe il sistema più giusto, se non altro perché ora gli autori non vengono pagati se il loro libro viene riletto, benché ciò sia ovviamente prova di maggior valore di intrattenimento.

    Questo sistema è invece semplicemente fatto per fregare gli autori, anche perché teniamo conto che le vendite in KU contano come vendite per le classifiche e per i suggerimenti, ma ovviamente portano meno soldi all’autore di una vendita “vera”. In altre parole se partecipi a KU guadagni meno per ogni vendita, se non partecipi perdi vendite perché la gente ti trova più difficilmente. Ovviamente hai più vendite in totale, ma questo sistema rende semplicemente più confuso capire se conviene o no.

    • Capisco il tuo punto di vista, ma probabilmente non mi sono espresso bene. il ragionamento che un libro più lungo fa guadagnare di più di un libro più corto (estremizzando) è corretto, ma in un’ottica di sistema devi calcolare un fattore fondamentale, e cioè il tempo di lettura.
      Già oggi i libri vengono venduti un tanto al chilo, con gli editori che ragionano in termini di prezzo per numero di pagine. Di conseguenza questo nuovo sistema (che, non dimentichiamolo, vale solo per chi accede al servizio KU), alla fine ad essere vincente è il tempo di lettura, per questo ho parlato di “qualità della scrittura”. Con questo termine non intendevo affatto qualità letteraria o qualità culturale, ma soltanto qualità da un punto di vista della tecnica narrativa.

      Sinceramente non credo che in questo modo AMZ favorisca i contenuti riempitivi ma, semplicemente, i contenuti che interessano davvero agli utenti. Bisognerebbe capire, ad esempio, se un libro che viene riletto vale doppio nel computo delle royalties.

      Ai lettori, alla fine, va sempre uguale, per il semplice motivo che sono loro a scegliere cosa leggere e, soprattutto, se hanno aderito a KU pagano la stessa identica cifra per un libro bello che leggono e per un libro brutto che non leggono. Quello che cambia in maniera radicale è la situazione degli autori e delle case editrici.

      Credo invece che il sistema che proponi, che ricorda da lontano il famigerato “calderone siae”, rischierebbe di privilegiare soltanto i big. Mi sembra che parlare di un sistema fatto per “fregare gli autori” non sia corretto per il semplice motivo che sono gli autori a decidere se vendere i loro libri su Amazon KDP, così come sono gli editori a decidere se vendere o meno i loro libri su Amazon.

      E ti assicuro che da parte mia non c’è nessuna volontà di schernire nessuno.

      • Sul mio uso dell’espressione “fregare” hai completamente ragione ho ecceduto, intendevo dire che è più vantaggioso per Amazon che per gli autori.

        Sul resto, anche io capisco il tuo punto di vista, ma let’s agree to disagree. Grazie dell’interessante discussione.

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