Gli editori tedeschi se ne sono accorti: combattere Google significa suicidarsi, la sfida policito-economica al colosso USA si è rivelata fallimentare in termini di mercato.

L’anno scorso gli editori tedeschi hanno scelto di “uscire” dal sistema Google convinti che il sistema di ricerca offerto da Google News “rubasse” i loro preziosissimi contenuti. Il risultato è stato una contrazione del traffico del 40%, con punte dell’80% per il traffico proveniente da Google News:

[…] È giusto lamentare l’incapacità di comprendere la nuova realtà digitale e il suo mercato da parte delle istituzioni governative, soprattutto di quelle europee. Però contare su di loro per uscire vincitori dalla sfida contro Google (o almeno per sopravviverle), si delinea come un doppio malinteso: un’ingenuità sui tempi di reazione degli organismi politici e un errore di visione sulla funzione sostenibile dalle strutture amministrative nazionali e dai cartelli degli editori. L’esito drammatico è inevitabile: il 23 ottobre scorso tutti i membri del consorzio VG Media ritrattano la loro posizione e rinunciano ai privilegi economici che la legge tedesca, da loro voluta, riservava loro. Il 5 novembre tocca ad Axel Springer chiarire a Reuters che la decisione è maturata dopo la constatazione che la rimozione dello snippet è costata alla casa editrice una contrazione del traffico sui propri contenuti intorno al 40%, con un tracollo fino all’80% per gli accessi da Google News (leggi tutto l’articolo di Paolo Bottazzini su Gli Stati Generali)

Penso che soltanto gli editori e i politici si stupiscano di questo risultato, che peraltro ha obbligato gli editori tedeschi a tornare sui loro passi, come scrive benissimo Paolo Bottazzini nel suo ottimo articolo che analizza in maniera molto dettagliata questa vicenda e il rapporto Google-Editori.

Faccio un esempio banale ma molto calzante: ma secondo voi se Autogrill aprisse gli stessi punti vendita al di fuori delle autostrade farebbe lo stesso fatturato a fine anno? È evidente che la forza di autogrill non è data dai prodotti che vende, ma dal fatto di trovarsi all’interno delle autostrade.

Il ragionamento in rete è lo stesso: i contenuti sono considerati importanti dagli utenti soltanto nel se riescono a raggiungerli semplicemente, ed è ormai chiaro a tutti che Google è l’autostrada che permette alla stragrande maggioranza mondiale di utenti di accedere ai contenuti. Succede lo stesso con Amazon, altro soggetto a cui gli editori hanno delegato in maniera pressoché totale la vendita dei loro prodotti e con cui oggi pensano di poter trattare alla pari.

Google è più forte e si può permettere di dettare legge perché fa un prodotto migliore, perché ha più potere economico, perché non ha bisogno degli editori. In pratica si comporta proprio allo stesso modo di come si sono comportati gli editori per tanti anni, solo che adesso la musica è cambiata e di colpo ci si rende conto che non è “etico” comportarsi in questo modo.

La domanda di fondo è molto semplice: quanto hanno investito gli editori in innovazione negli ultimi cinquant’anni? E quanto investono invece soggetti come Google o Amazon in innovazione? Rispondete a questa domanda e capirete perché il Kindle l’ha inventato Amazon e non un grande gruppo editoriale, o perché il sistema di Adv legato ai contenuti l’ha sviluppato Google e non un editore.

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