Editoria e mondo digitale giocano a rimpiattino. E così, dopo il recente articolo di Maria Teresa Carbone sul crowdsourcing, e i racconti di Emanuele Bevilacqua sulla Biblioteca di Fort Knox, è forse il caso di rilanciare la discussione che si è svolta questa estate su Pagina99 a proposito dei big data usati in editoria per creare best seller, provando a capire i meccanismi di questo genere di fenomeni trasversali che riguardano tutte le reti e i sistemi sociali.

Bisogna ammetterlo: appena si affaccia una nuova tecnologia, un nuovo strumento di marketing o un nuovo fenomeno sociale, soprattutto se virale, scatta immediatamente, come un riflesso pavloviano, la sindrome del pro e del contro, la disputa fra quelle opposte fazioni che Umberto Eco, giusto cinquant’anni fa, nel 1964, ha efficacemente etichettato come quelle degli “apocalittici e integrati”.

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