LA CASE Books: abbiamo deciso di ritirare tutti i nostri ebook dagli store italiani perché i distributori non pagano

Abbiamo deciso di ritirare tutti gli ebook di LA CASE Books dagli store italiani: i distributori non ci pagavano. Ecco perché l’Italia è destinata a diventare sempre più periferia dell’Impero.

Da qualche anno ho la fortuna di collaborare con LA CASE Books, piccola casa editrice digitale statunitense. Piccola ma molto agguerrita. Insieme abbiamo sviluppato una catalogo importante anche in lingua italiana, un catalogo fatto di tanti titoli pop con cui in questi anni ci siamo tolti delle belle soddisfazioni.

I nostri ebook sono in vendita su Kindle Store di Amazon, iBookstore di Apple, Google Play di Google, Nook Store di Barnes & Noble e a brevissimo anche su Kobo.

Da oggi nessuno dei nostri titoli è distribuito su un sito di ecommerce italiano. Il motivo è molto semplice: i distributori italiani non rispettano i tempi di pagamento e questo, per un’azienda statunitense, è intollerabile. Abbiamo provato per la prima volta con un distributore un paio di anni ed è andata male, per recuperare i soldi della prima fattura è stata una disperazione.

Abbiamo fatto un secondo tentativo con un altro distributore (in Italia i distributori digitali di fatto sono due), uno che si vanta pubblicamente di “campare con gli ebook” (sic!), e il risultato è stato identico. A settembre stacchiamo la prima fattura che comprende le vendite del periodo febbario-settembre. Il pagamento è previsto per fine dicembre. E già fai fatica a spiegare a un americano il perché di tempi di pagamento così dilatati, ma ci può stare perché il distributore a sua volta deve incassare i soldi dai singoli store.

Fatto sta che puntualmente la prima scadenza viene bucata. Scriviamo una mail per chiedere spiegazioni e ci viene detto che la nostra mail è stata passata a una collega dell’amministrazione. Silenzio totale. Dopo più di una settimana scriviamo allora per chiedere spiegazioni a questa “collega dell’amministrazione” e ci viene detto che è tutto risolto e la fattura sarà pagata a breve. Passano altri dieci giorni e niente, i soldi non si vedono. Nessuno si fa vivo. Neanche una mail per giustificarsi. Niente.

Decidiamo allora di togliere tutto il nostro catalogo dalla distribuzione italiana. Nel giro di dieci minuti abbiamo firmato un contratto con la casa madre di Kobo e quindi i nostri ebook presto torneranno disponibili anche su KoboBooks.it. Per il resto saremo presenti soltanto sui grandi player internazionali con cui abbiamo accordi diretti da anni: Amazon, iTunes, Barnes & Noble e Google. Con gli italiani abbiamo chiuso.

Ecco allora il mio personale consiglio agli editori: saltate a piedi pari i distributori digitali. Non vi servono a niente se non a farvi perdere tempo e denaro. Stringete accordi diretti con i grandi siti di vendita e buonanotte.

Infine una considerazione a parte: in quasi quattro anni i “giganti cattivi e monopolistici” come Amazon, iTunes, Barnes & Noble e Google non hanno mai saltato un pagamento. Ogni mese arriva l’assegno, puntuale come la morte. Mai un ritardo, nemmeno di un giorno. Pensatela come volete, ma questa per me è correttezza e professionalità. Questo è rispetto del lavoro altrui.

Amazon, Google e iTunes sono diventati quello che sono anche perché hanno un rispetto maniacale per chi lavora con loro, per chi produce una parte del loro reddito, piccola o grande che sia. Non c’è modo di lavorare in maniera decente se non si ha la certezza dei pagamenti, se gli accordi non vengono rispettati. E tutto il resto è fuffa.

E non ci sono scuse che tengano, nel mondo informatizzato di oggi bucare un pagamento non è accettabile, soprattutto se parliamo di un pagamento a 90 giorni per cifre incassate nei sei mesi precedenti: in pratica un pagamento a un anno! Tra me e me speravo che non succedesse, speravo che le cose sarebbero andate a posto ma mi sbagliavo. A livello internazionale il provincialismo italiano nel gestire questi aspetti non è tollerabile. Domandatevi perché di questo passo siamo sempre più destinati a diventare provincia dell’Impero…

Giacomo Brunoro, direttore editoriale LA CASE Books

UPDATE DEL 27 FEBBRAIO

Alla fine dopo un’ulteriore sollecitazione/chiarimento la faccenda si è conclusa positivamente.

17 commenti

  1. Caro Giacomo, uno dei peggiori vizi italiani è quello di parlare per allusioni, non fare nomi, dire e non dire, e però allo stesso tempo emettere roboanti sentenze. È quello che hai fatto tu qui in maniera esemplare. I DISTRIBUTORI ITALIANI NON PAGANO, uno vale l’altro, quindi l’Italia fa schifo, quindi io che so’ ffico perché “ho la fortuna di collaborare” co’ ll’ammergani, vi mando a quel paese a voi, provincia dell’impero.
    A me invece, che non solo sono italiano, ma pure di provincia, se decido di mettere qualcosa in piazza lo faccio sempre chiamando le cose e le persone col loro nome. Quindi.
    1) i distributori in Italia sono tre, e non due: edigita, bookrepublic, stealth (cioè la mia azienda). Fossi io edigita, come minimo sarei arrabbiato ad essere accomunato agli altri due innominabili farabutti.
    2) mi risulta che La Case distribuisse prima con bookrepublic, per poi passare con noi a metà dello scorso anno.
    3) mi risulta che a fine ottobre La Case ha emesso regolare fattura con termini di pagamento 60 gg fine mese (e quindi scadenza al 31 dicembre scorso).
    4) Ci dici, a posteriori, che “gli americani non capiscono questa cosa dei 60 giorni”. Beh, forse come “fortunato collaboratore” avresti dovuto spiegarglielo. E tranquillo che se vogliono lo capiscono perfettamente: sai quali sono gli store che trasmettono i dati di vendita solo alla fine del mese successivo, costringendoti ad emettere fattura con 30 gg di ritardo, e a 60 gg, con un pagamento di fatto a 90 gg? Hai indovinato, gli americani. Ma non mi lamento, si chiamano usi commerciali, e accordi contrattuali, li ho liberamente accettati, e mi va bene così.
    5) Shit happens: l’ho imparato dagli americani. Paghiamo, tutti i mesi, ormai più di 800 editori, a cui si aggiungono ormai più di 3000 self publishers. Arriva il nuovo editore, alla sua prima fattura con noi, per di più già arrabbiato per gli “incomprensibili” 60 gg, e alla scadenza di San Sillvestro non vede il pagamento. Sono americani, non sanno che i pagamenti di fine mese vengono gestiti con le banche entro il 10 del mese successivo, non trovano manco un collaboratore che glielo spieghi, e *3 gennaio* sollecitano. E noi li tranquillizziamo, spiegando i tempi, e spiegando che è pure festa (che in quei giorni avevo bisogno di parlare con un paio di colleghi americani, e macché, tutti a far festa perfino lì.
    6) Ma shit happens: è il primo pagamento di un editore americano, per libri venduti su store italiani, e il pagamento va fatto su un conto estero, fuori flusso rispetto a quello normale. E a seguito di questa tua piazzata molto melodrammatica, e dunque molto italiana (agli americani piacerà di sicuro), caro Giacomo, scopriamo che vi è stato un “errato instradamento” del trasferimento bancario. I soldi sono andati a finire per errore nel conto di un altro.
    7) Shit happens. Pensa che successe pure a noi, l’anno scorso: aspettavamo una discreta sommetta, che non arrivava. Chiediamo e dopo un mese di tiritere scoprono che era andato a finire su un altro conto, “errato instradamento”. Ah, a doverci pagare era uno store, Barnes & Noble. Americano. Ma ti giuro che a me (sarà che sono provinciale) non mi è proprio passato per la testa, quando ancora non si era scoperto l’inghippo, e ci vollero quattro mesi, di fare un post tipo GLI STORE AMERICANI NON PAGANO, ALLA LARGA.
    8) Mi occuperò personalmente domattina di questo pagamento, per vedere, scoperto il problema, di risolverlo definitivamente, dandotene avviso (ora sono in treno di rientro da Milano). E dopo, solo dopo aver risolto ti chiederò di riprenderti indietro le generalizzazioni che hai ritenuto di postare qui. E ti inviterò a cena per farci due chiacchiere davanti a un buon bicchiere, per (ri)convincerti di ciò che già sai: e cioè che un buon distributore è ORO, per mille motivi, per tutti gli editori, ed è ORO finissimo specialmente per i piccoli editori, almeno quanto loro lo sono per noi.

    Grazie!

    • Io ho raccontato la nostra esperienza, tutto qui: due distributori diversi e identico risultato. Il fatto dei 60 giorni lo capisco benissimo, non ci sono problemi perché come ho spiegato nel post chiaramente mi rendo conto che anche voi riceviate i pagamenti con un tot di ritardo dagli store, quindi nessun problema.

      Ero ben consapevole che ci sarebbero potuti essere problemi con il pagamento per il discorso di estero su estero e proprio per questo motivo mi ero premurato di chiedere al tempo della fatturazione se ci fosse bisogno di ulteriori chiarimenti, avevo specificato che ero a disposizione per qualsiasi cosa.

      Sarebbe bastato mandare una mail per spiegare il ritardo invece, purtroppo, nessuno si è fatto vivo fino a questo post (tranne due mail di non-risposta a due nostre sollecitazioni). E se ho sollecitato il 3 gennaio è stato perché volevo anticipare ogni problema, visto che ero sicuro che ci sarebbe stato qualcosa che non sarebbe andato per il verso giusto. E infatti avevo ragione. Poi mi ha fatto piacere anche la telefonata di Ciccio, perché ci siamo potuti chiarire nel merito.

      Personalmente mi dispiace perché avevo insistito io per essere distribuito anche in Italia con voi che seguo da tempo e che ho sempre apprezzato. Non mi sento figo perché collaboro con gli ammerigani, come ho specificato siamo una piccola realtà indipendente, però guarda caso ogni volta che si lavora con aziende italiane il concetto di rispettare i termini di pagamento è sempre molto molto aleatorio (soprattutto nel mondo editoriale). Questo sta diventando “il” problema del nostro Paese, per questo ho generalizzato. E non ho nessun bisogno di santificare gli americani, non sono ingenuo, però per quanto riguarda la mia esperienza personale non ho nulla da ridire. L’incidente può capitare, per carità, ma sarebbe bastata una mail per chiarire.

      Comunque accetto volentieri l’invito a cena (però paghi tu!).

      P.S.
      Non ho fatto nomi e ho generalizzato perché in Italia c’è anche il brutto vizio di fare denunce e querele a destra e a manca (anche se conoscendovi ero sicuro che non avreste mai fatto niente del genere), e perché se posso preferisco evitare di personalizzare, tutto qui.

    • Ciao,
      purtroppo in italia sono poche le aziende che hanno ancora rispetto per i termini di pagamento. La cosa buffa e’ che quando le chiami e le chiedi della tua fattura si parte dalle scuse classiche (non e’ arrivata, ah ce l’avete mandata? ah l’ho passata alla contabilità! non ti preoccupare settimana prossima la pago), a quelle piu’ fantasiose (non ci crederai ma mi hanno chiuso la mia banca, devo cambiare banca oppure ti giuro che ho fatto il bonifico adesso chiamo la banca e mi sentono). Ora se io firmo un contratto dove c’e’ scritto che ti pago a 60 gg io ti DEVO pagare a 60gg …non che’ poi i 60 diventano 90, poi 120 …e poi ti incavoli pure tu, che mi devi soldi, se una volta alla settimana ti chiamo per sapere xche’ non mi hai ancora fatto il bonifico? ma appunto questa e’ l’Italia…purtroppo io, nella mia piccola azienda, sono “maniacale” nei pagamenti e generalmente, se devo fare il bonifico, lo faccio almeno 1 giorno prima della scadenza…le RIBA, anche se ho 3 giorni di tempo per pagare (e NON 10 COME SOSTIENE QUALCUNO QUASSU’…la legge e’ cambia quasi 2 anni fa sulle riba…), io do il mandato di pagamento alla Banca il 29 del mese non il 31…ed e’ forse per questo che quando vedo che i clienti si mettono a fare i fantasiosi mi fanno arrabbiare all’ennesima potenza e con molti alla terza volta preferisco NON lavorare. Quando partimmo, ormai 17 anni fa, iniziammo a lavorare con la Sovrintendenza dei Beni culturali della ns citta’. Una caporetto…pagamenti alla “quando mi pare a me” …alche’ dopo 1 anno (il tempo di incassare le fatture) li abbiamo salutati e amen…anche noi abbiamo rapporti con aziende americane ed inutile dire che, chissa’ com’e’, chissa’ perché, le fatture vengono saldate esattamente il giorno di scadenza…mah…diciamo che “shit happens” ma che l’italiano ci mette del suo perché accadano ….

      • A me le riba non mi danno 3 giorni, ma nemmeno uno….a meno che non scadano di sabato allora si puoi pagarle lunedi, ma se non lo fai lunedi vanno in insoluto.

  2. Giacomo, l’errato instradamento l’abbiamo (l’ho) appurato DOPO la tua (sorry) piazzata.

    Comunque: amici come e più di prima, almeno per parte mia, e invito confermato. Ovvio che pago io, se ti invito funziona così. Almeno in Italia 😉

  3. Cmq, sapendo che “shit happens” uno la prox volta il pagamento lo anticipa… soprattutto con le nuove aziende con cui collabora… Non dimentichiamoci che in tempo di crisi non ha senso tenere immobilizzati x soldi quando si sa che li dobbiamo a qualcuno…

  4. Antonio, edigita non se la prende mai 🙂 e ha da sempre grande stima dei suoi competitor. Forse l’editore intendeva dire che per loro le alternative percorribili sono di fatto due, Stealth e bookrepublic. Questo editore, in particolare, forse fa bene a rivolgersi direttamente ai big player con cui, per sua stessa ammissione, ha un contratto in essere negli Stati Uniti, probabilmente ricevono pagamenti in dollari su un conto in dollari. L’editore italiano (o europeo) invece si troverebbe ad affrontare pagamenti in 4 valute, con 5 percentuali di iva diverse ( e conseguenti complicazioni fiscali dovute ai rapporti coi paesi blacklisted) , almeno 5 modelli completamente diversi di business rules in materia di file e metadati e una fetta ben sostanziosa di mercato non coperta dai big. Non credo che alla fin della fiera l’editore possa trovare un risparmio, nonostante un piccolo incidente di percorso al primo pagamento. Perché diciamolo, una volta instradati correttamente, queste cose funzionano in automatico.

  5. vabè Giacomo ma tu stai anche a guardare gli editori digitali italiani? Ma punto dritto su Amazon, per la miseria. Frega zero se gli italiani chiudono, impareranno a ragionare in modo globale. Anche coi pagamenti.

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