Torniamo a parlare di scuola e digitale attraverso una serie di testimonianze a mio avviso illuminanti sulla situazione della scuola italiana, o meglio sulla situazione dell’Italia.

Perché come sempre in Italia ci si riempie la bocca con grandi annunci quando la realtà concreta del Paese è molto diversa dall’immagine ideale (sic!) che viene presentata. Come sempre chi ha a che fare quotidianamente con la realtà dimostra di sapere veramente come fanno le cose:

[…] Adesso si può andare su Amazon, si seleziona la regione, poi la città e il quartiere, infine l’istituto scolastico e la classe. Ed ecco magicamente comparire l’elenco dei libri adottati (quello che ogni scuola potrebbe mettere apertamente consultabile sul proprio sito, mica sono dati personali), e altrettanto magicamente ti mostra quali ha in disponibilità, usati o nuovi al 15% di sconto, e quali invece farà recapitare con qualche giorno di ritardo. Carta di credito e via, la faccenda è chiusa.

Amazon in realtà ha fatto tesoro di quello che già c’è, ovvero la banca dati dell’Associazione Italiana Editori, messa a disposizione su licenza e qui consultabile gratuitamente. Questo significa che ogni singola scuola in Italia avrebbe potuto utilizzarla, con risparmio di fotocopie o foglietti copiati a penna. Ma forse non è il suo compito. O magari qualunque distributore avrebbe potuto pensarci. Ma di questo non si occupa. Amazon grande e cattivo, o noi pigri e lenti? (e abituati all’inefficienza?) […]

L’introduzione del registro elettronico avrebbe dovuto (e realmente potrebbe) eliminare scartoffie, migliorare didattica e comunicazione. E’ stato invece un grande incubo, risolto con difficoltà e causando problemi più grandi di quelli che si voleva risolvere. Mancano strumenti, indicazioni, competenze. La voglia e la consapevolezza di poter servirsene, per migliorare il proprio lavoro. E il testo scolastico digitale ‘imposto’, cosa combinerà nella pigrizia, burocrazia e lentezza della scuola italiana?

Inutile dire che sono d’accordo al 100% con queste parole e vi invito a leggere l’articolo integrale nel blog di Maria Cecilia Averale

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