Il mondo editoriale vive da tempo una strana anomalia: i libri cartacei hanno l’Iva al 4% mentre i libri digitali al 21% (sono equiparati ai videogiochi… sic!).

Le cose stanno cambiando un po’ in tutta Europa dopo che Francia e Lussemburgo hanno autonomamente abbassato l’Iva sugli ebook, con la Commissione UE che ha perfino aperto una procedura di infrazione contro i due paesi “ribelli” (doppio sic!).

Anche in Italia la politica si sta finalmente muovendo: è arrivata infatti una proposta di legge presentata da un gruppo di deputati (primo firmatario Davide Caparini, Lega Nord) per equiparare l’Iva degli ebook a quella dei libri cartacei .

La proposta di legge dice, testualmente, “iInuovi supporti digitali (personal computer, tablet, smartphone eccetera) consentono la fruizione di libri, periodici e quotidiani anche non cartacei ma, inspiegabilmente, l’aliquota dell’Iva per i testi digitali è stabilita al 21 per cento. Proponiamo l’applicazione di un’identica aliquota ridotta dell’Iva al 4 per cento sulle pubblicazioni cartacee ed elettroniche, anche distribuite attraverso piattaforma telematica, al fine di incentivare alla lettura, accrescere la diffusione di testi, agevolare il risparmio delle famiglie, rispettare l’ambiente e diffondere prodotti ecocompatibili, fruibili, facilmente aggiornabili e interattivi”.

Il punto di fondo della questione, al di là dell’assurdità della cosa, è che la disparità di regime fiscale mette in grossa difficoltà i player italiani dato che colossi come Amazon o Apple possono sfruttare gli enormi vantaggi fiscali di questa situazione.

Ora la questione sta interessando tutti i “pezzi da 90” del settore che finora avevano completamente snobbato la faccenda. Il motivo è molto semplice: anche i top player hanno capito che il mercato digitale non solo è il futuro dell’editoria, ma è già una buona fetta del presente e che quindi sta diventando sempre più importante tutelare questo tipo di mercato.

Meglio tardi che mai, come recita un antico adagio…

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