Rispondo subito alla domanda del titolo del post: secondo me conta tantissimo. Mi inserisco in questa discussione partendo dal post di Giuseppe Granieri nel suo blog Media Shift, citando un’affermazione di Josh Marshall (editore di Talking Points Memo):

«Non c’è nulla di Twitter che non avessimo già nel 2003. Non c’è nessuna tecnologia nuova dietro Twitter. Ed è praticamente la stessa cosa per Facebook. […] La tecnologia non c’entra nulla. Quello che sta cambiando è l’esperienza sociale, che è una cosa diversa dalla tecnologia. Sta cambiando il modo in cui le persone si relazionano l’una con l’altra, e cambia il modo in cui si consumano le notizie».

Personalmente non sono affatto d’accordo con Marshall perché si sta sottovalutando un elemento fondamentale: nel 2003 non potevamo usare Twitter in maniera semplice e veloce con il nostro telefonino, e lo stesso si può dire per Facebook.

La velocità di connessione, il 3G alla portata praticamente di tutti, per non parlare del wireless gratuito disponibile ovunque negli Stati Uniti, i cellulari di nuova generazione e gli smartphones sempre più connessi grazie alle app e all’enorme semplicità di utilizzo: questi sono i fattori che hanno trasformato Twitter in un social network determinante per l’informazione moderna.

E lo stesso si può dire per Facebook che ha tratto enorme giovamento dalle innovazioni tecnologiche. Liquidare il fattore tecnologia con “non c’entra nulla” mi sembra enormemente riduttivo.

Dopo di che è chiaro che le due componenti, quella umana e quella tecnologica, si fondono in maniera inscindibile e danno vita ad un fenomeno che va studiato e analizzato nel suo insieme, altrimenti si corre il rischio che diventi incomprensibile (e non sottovalutate mai un aspetto importante: twitter è gratis!)

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