Antonio Prudenzano ha pubblicato su Affari Italiani l’intervento di Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori, in cui, numeri alla mano, l’autore si confronta con i mutati bisogni del lettore nato con le nuove tecnologie.

L’intervento di Peresson è contenuto nell’Almanacco Guanda “Fare libri – Come cambia il mestiere dell’editore” che uscirà per festeggiare gli 80 anni della storica casa editrice.

Ecco i passaggi più interessanti per quanto riguarda l’editoria digitale:

“[…] Si compra sempre più da librerie on line (dal 3,2% del 2008 al 6,0% del 2011; Fonte: Nielsen) e nelle librerie di catena (dal 36,6% del 2008 all’odierno 41%) che più di altre sanno o/rire «atmosfera» (bar e ristoranti, punti di incontro) prima ancora che assortimento e servizi. Rimane stabile (circa il 17%) il banco libro della Grande distribuzione (troppo esiguo l’assortimento/servizio rispetto alla domanda del pubblico?), cala (dal 43% al 37%) la libreria a conduzione famigliare […]”;

“[…] il mercato digitale vale comunque, tra banche dati professionali, libri con estensioni digitali, servizi editoriali collegati a internet, circa il 10% di quei 3,4 miliardi di euro che costituiscono il mercato del libro in Italia […]”;

“[…] Oggi esiste un mercato reale degli e-book (e delle applicazioni). Magari più piccolo di quanto si auspicava nel 2009, ma c’è. Dai 1609 titoli in italiano del dicembre 2009 siamo oggi a oltre 20 mila. Con un fatturato che dovrebbe aggirarsi (il condizionale è d’obbligo) attorno ai 3,8 milioni di euro a fine 2011 (1,5 milioni a fine 2010; Fonte: stime Associazione Italiana Editori) […]”;

“[…] Alla scelta del libro si arriva sempre più attraverso la rete (dall’11% del 2007 al 15% di oggi, la indicano come «fonte» informativa); sempre meno attraverso le recensioni (dal 40% al 38% negli stessi anni; Fonte: AIE, Università di Tor Vergata, 2011) […]”;

“[…] Ma viene da osservare la curiosa vicinanza tra i 400 mila e-reader che si dicono presenti sul mercato italiano (Fonte GFK, giugno 2011), l’1,1 milioni di individui che accedono a internet da tablet (Fonte: Nielsen), e i 700 mila forti lettori in meno che riscontriamo dai dati Istat. La stessa Nielsen stimava già in 550-600 mila i lettori di e-book nel trimestre ottobre-dicembre 2010, riconfermando un dato di 520 mila acquirenti di e-book nei 12 mesi del 2010-2011 (Fonte: Nielsen per Cepell). Tanto più che i forti lettori sono (in Italia come in tutto il mondo) la parte di popolazione in cui si concentra la diffusione iniziale di e-reader e del fenomeno e-book. L’effetto, su un mercato della lettura fragile come quello italiano, potrebbe anche essere questo. […]”;

“[…] Già nel periodo ottobre-dicembre 2010, il 43% dei volumi acquistati (dichiarazioni d’acquisto, a essere corretti) nei vari canali di vendita non costava più di 10 euro (se si alza la soglia a 15 euro, si arrivava al 71%). Quasi un anno dopo (luglio-settembre 2011) la soglia dei 10 euro tocca il 56% degli acquisti e il prezzo di 15 euro riguarda l’80%. Il «prezzo» più che il titolo sarà nel 2012 (non è dicile da prevedere) il principale elemento attorno a cui ruoterà molta parte del mercato: prezzo della carta, prezzo dell’e-book. […]”;

“[…] Già oggi nel 48% di lettori di libri (uso i dati di Nielsen che si riferiscono alla popolazione con più di 14 anni) c’è già un 2,4% di persone (1,3 milioni) che «dichiarano» di leggere e-book. Nel 2010 erano l’1,3%: 681 mila persone. […]”.

Potete leggere tutto l’intervento di Giovanni Peresson direttamente su Affari Italiani.

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