Ora che Kindle Store ha aperto ufficialmente la sua sezione italiana è molto probabile che il mercato digitale subisca una rapida accelerata. La portata rivoluzionaria di Amazon non sta certo nel numero di titoli a disposizione dato che, più o meno, si tratta degli stessi ebook già disponibili in altri portali di vendita dedicati come Book Republic, iBooks, Ultima Books e tanti altri.

Una delle novità più importanti infatti è che finalmente anche in Italia si potrà comprare il Kindle ad un prezzo tutto sommato accessibile (il modello base parte da 99 dollari). Il passato ci ha insegnato che è l’introduzione di un device innovativo e funzionale a cambiare le regole del mercato: i lettori mp3 esistevano prima che fosse inventato l’iPod, ma è stato l’iPod ad inventare l’mp3. 

Il Kindle però non è l’unica novità che gioca a favore di Amazon: c’è anche la curiosità montata in questi mesi in cui si è tanto parlato di ebook ma in cui, di fatto, se ne sono comprati pochi; e poi il fatto che Amazon può contare su una forza di attrazione e su una credibilità in questo settore impensabili per gli altri player sul mercato (forse solo iBooks di Apple può reggere il confronto, ma leggere sull’iPad non è minimamente paragonabile all’esperienza di lettura su Kindle).

Kindle Store infine permetterà per la prima volta in Italia un self-publishing reale, diffuso e accessibile. Stiamo parlando di un elemento che potrebbe avere effetti devastanti (nel bene e nel male, ma io credo più nel bene) per l’intero mercato editoriale. Oggi gli editori decidono quali libri pubblicare in base a criteri di mercato: se un editore è convinto che un libro possa vendere un determinato numero di copie allora lo pubblica.

Questo naturalmente non vale per tutti gli editori e non vale per tutti i libri, ma possiamo dire tranquillamente che vale per un buon 70% dei libri presenti oggi in commercio. Finora il self-publishing ha dovuto scontare il peccato capitale del fattore economico, dato che gli unici autori in grado di autopubblicarsi erano quelli che potevano sostenere il costo dell’autopubblicazione (e anche qui sarebbe il caso di aprire un capitolo storico-sociologico-letterario a parte dato che in passato gente come Marcel Proust e Gabriel Garcia Marquez si è dovuta rivolgere a editori a pagamento per pubblicare…).

Il punto debole del vecchio sistema dell’editoria a pagamento era che un autore che ieri pagava per veder pubblicato il suo libro non aveva nessuna speranza di entrare in un’ottica di mercato vero dato che non era distribuito, non era pubblicizzato, non era minimamente preso in considerazione dalla critica. Non era niente.

Ora con i sistemi attuali di self-publishing vengono distrutte completamente le regole del mercato: finalmente i lettori potranno accedere in maniera semplice e diretta anche ad autentici capolavori letterari che gli editori non pubblicherebbero mai perché invendibili, così come a orrende schifezze prive di qualsiasi dignità letteraria (che a volte ci ritroviamo in testa alle classifiche di vendita).

Chiaro che sto ragionando per estremi, ma il modello di self-publishing impostato da Amazon negli Stati Uniti è stato capace di tagliare in maniera verticale le dinamiche del mercato editoriale (e siamo solo all’inizio!), è molto probabile che anche da noi succeda la stessa.

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