Diritti d’autore e mercati aperti, l’Europa si prepara a un terremoto editoriale

Diritti d’autore e mercati aperti, l’Europa si prepara a un terremoto editoriale che potrebbe cambiare completamente lo scenario attuale.

Il settore editoriale sta cambiando pelle e la tensione è alta. Al London Book Fair 2026, Tom Weldon, CEO di Penguin Random House UK (PRH), ha tracciato una linea rossa invalicabile. Tra crisi geopolitiche in Medio Oriente e l’avanzata dell’AI, il vero scontro oggi riguarda chi ha il diritto di vendere cosa e dove.

Il caso Bonnie Garmus e il nodo dei diritti

La notizia che ha scosso la fiera è il passaggio di Bonnie Garmus (l’autrice di LEZIONI DI CHIMICA, pubblicato in Italia da Rizzoli) a Bonnier Books UK. Weldon è stato netto: PRH non ha “perso” l’autrice, ha deciso di lasciarla andare. Il motivo? Un disaccordo fondamentale sui diritti in lingua inglese per l’Europa.

Il nuovo contratto di Garmus permette a Piper (gruppo Bonnier Germania) di pubblicare il suo secondo romanzo, PECK & PECK, sia in tedesco che in inglese in tutta Europa. Per Weldon questo è un pericolo mortale per tre motivi:

  • Erosione dei prezzi: si scatena una corsa al ribasso che distrugge il valore del libro.
  • Caos nelle scorte: i libri stampati per il mercato europeo finiscono per invadere il Regno Unito e gli USA tramite le piattaforme online.
  • Confusione nel brand: il lettore e il libraio non capiscono più quale edizione devono acquistare.

Dall’altra parte, Christian Schumacher-Gebler (CEO di Bonnier Germania) accusa gli editori britannici di distruggere i mercati locali (ne abbiamo parlato qui).

La pratica del Regno Unito di inondare l’Europa con edizioni economiche in brossura mentre gli editori locali cercano di vendere edizioni cartonate costose (pagando traduzione e marketing) non è più sostenibile. Per Bonnier, acquisire i diritti in lingua inglese è una questione di sopravvivenza.

La risposta di PRH UK? Non firmeranno più contratti con agenti che vendono i diritti in lingua inglese a editori europei.

Intelligenza Artificiale: pragmatismo e protezione

Sull’intelligenza artificiale, la posizione di Weldon si sposta dalla protesta alla strategia. Con l’iniziativa “Don’t Steal This Book”, 10.000 autori hanno protestato contro le eccezioni al copyright proposte dal governo britannico.

Ecco la linea di PRH:

  1. Creatività umana: niente AI per traduzioni o audiolibri nei mercati principali (inglese, tedesco, spagnolo).
  2. Efficienza nei processi: l’AI serve per i compiti ripetitivi e per i mercati trascurati.
  3. Esempio pratico: ci sono 300 milioni di persone che parlano arabo, ma esistono solo 7.000 audiolibri. In questi casi, dove la produzione umana non è sostenibile economicamente, l’AI può colmare il vuoto.

La richiesta ai colossi del tech è quella di maggior trasparenza, consenso e compensazione. Secondo gli editori si può permettere a “Big Tech” di raschiare i contenuti gratis. In pratica si invoca un protezionismo statale per cercare di arginare un fenomeno che ha già completamente rivoluzionato l’editoria.

Fa un po’ sorridere che gli editori, i primi ad usare in maniera massiccia l’AI in ogni modo per abbattere i costi, si siano resi conto soltanto adesso che si stavano letteralmente suicidando. E cosa fanno adesso? Chiedono forme protezionistiche statali.

Crisi economica e logistica

C’è poi il tema della guerra in Iran che, ovviamente, tocca profondamente anche il mondo editoriale. Il rincaro del petrolio spinge su i costi di trasporto. Se per il Regno Unito è un peso, per gli editori americani è un disastro a causa delle enormi distanze della loro rete di distribuzione. Gli editori, in poche parole, devono prepararsi a una gestione della catena di approvvigionamento molto più complessa e costosa.

Il ruolo dell’editore oggi

Weldon ha ribadito un concetto caro al fondatore di Penguin, Allen Lane: un editore non deve avere una politica specifica. Deve pubblicare opinioni diverse, da Jordan Peterson a Naomi Klein. Se un dipendente non riesce a lavorare su un libro perché non ne condivide le idee, semplicemente non dovrebbe fare questo mestiere.

Nonostante le polemiche contro le politiche di Diversity, Equity, and Inclusion (DEI), PRH continua a investire su una pipeline di talenti che rifletta la demografia nazionale.

In un mondo dove i media tradizionali stanno scomparendo, gli editori stanno cercando di affermare il loro ruolo di “mercante di idee”.

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