Audible accelera sull’espansione globale: nuovi mercati, AI e nuovi modelli di abbonamento al centro della strategia. Gli annunci alla London Book Fair 2026.
Alla London Book Fair, il CEO di Audible Bob Carrigan ha tracciato con chiarezza le direttrici su cui si muoverà la piattaforma nei prossimi mesi: più mercati, nuovi modelli di abbonamento, uso estensivo dell’intelligenza artificiale e sviluppo di prodotti audio sempre più complessi. L’obiettivo resta uno: aumentare il numero di ascoltatori e mantenerli attivi nel tempo.
E, ancora una volta, non possiamo non sorridere ripensando alle roboanti dichiarazioni dei vertici di Audible di qualche anno fa, quando sostenevano orgogliosamente che Audible non avrebbe mai utilizzato l’intelligenza artificiale. Con annesse solite chiacchiere stantie sulla bellezza e sull’unicità della voce naturale, tutte già dimenticate di fronte a 1 centesimo di fatturato i più.
Poi vi diranno che non è vero, che oggi l’AI ha raggiunto livelli di qualità blablablabla… ma il discorso resta sempre lo stesso. E, sia chiaro, noi non abbiamo nulla contro l’AI dato che la usiamo con ottimi risultati nel settore audio dal 2021, ma non riusciamo proprio a digerire certi atteggiamenti ipocriti (perché se fossero ingenui sarebbe anche peggio…)
Espansione globale: 11 nuovi mercati nel mirino
Oggi il catalogo Audible arriva a circa un milione di audiolibri. Il confronto con il mondo del libro tradizionale è impietoso. I titoli a stampa sono decine di milioni. Carrigan lo ha detto senza giri di parole: “L’audio non ha ancora raggiunto il libro stampato”. Per arrivare a questo primo milione sono serviti 25 anni. Da qui in avanti, secondo il CEO, la crescita sarà più rapida.
L’annuncio più rilevante riguarda l’ingresso in undici nuovi mercati. Tra questi figurano Svezia, Polonia, Irlanda, Turchia, Egitto e Abu Dhabi. Si tratta di territori con caratteristiche molto diverse tra loro. Alcuni sono già maturi dal punto di vista digitale. Altri presentano margini di crescita ampi, soprattutto sul fronte dell’audio.
Carrigan ha sintetizzato la strategia con una frase semplice: trovare nuovi ascoltatori e trattenerli. Questo implica un lavoro su 4 livelli: prezzo, offerta, accessibilità e contenuti.
Audible sta già testando un prezzo di ingresso più basso per i nuovi utenti. Parallelamente, prepara una struttura di abbonamenti più articolata:
- piano standard
- piano premium
- piano family
- pacchetti dedicati alle aziende
In questo modo si cerca di segmentare l’offerta in modo più preciso. Ogni utente deve trovare un punto di accesso coerente con le proprie abitudini di consumo.
Mercati “vergini” e ridefinizione dell’offerta
Un altro punto chiave riguarda i mercati in cui l’audiolibro non ha ancora una vera struttura industriale. Carrigan ha citato casi come Giappone e Brasile, dove manca una tradizione consolidata nel settore.
Audible sta valutando come entrare in questi contesti senza replicare modelli già esistenti. Non sono stati ancora comunicati dettagli operativi, ma il management lavora a una revisione complessiva del sistema di abbonamento entro la fine dell’anno.
Sono previste anche modifiche all’app. Secondo Carrigan, ha già superato le 700.000 installazioni. Il dato indica una base solida, ma anche un margine di crescita ancora ampio.
Audiolibri e lettura: i dati sul comportamento degli utenti
Carrigan ha citato dati interni e ricerche, tra cui studi Nielsen, per sostenere una tesi precisa: l’audiolibro non sostituisce la lettura, la rafforza. Questo del resto è il vecchio mantra di audible (a mio personale avviso tutto da dimostrare), la grande verità ripetuta allo sfinimento per non spaventare gli editori tradizionali
I numeri delle analisi commissionate da Audible, secondo Audible, andrebbero in questa direzione. Nella tabella qui sotto ci siamo permessi si sottolineare come, forse, non è proprio così:
- il 29% degli utenti legge di più dopo aver scoperto gli audiolibri (quindi il 71% legge di meno…)
- fino al 30% consuma più libri nel complesso (quindi il 70 legge meno libri nel complesso)
- tra i 18 e i 33 anni, il 43% prova maggiore piacere nella lettura (e il restante 47%?)
- il 43% vuole discutere libri con altri lettori (vedi sopra)
- il 19% è disposto a partecipare a gruppi di lettura (cosa che non è disposto a fare quindi l’81% di chi ascolta audiolibri)
Secondo audible questi numeri indicano che l’audio può funzionare come porta di ingresso, non come alternativa. Va detto che questi numeri non sono ancora stati pubblicati in report ufficiali dettagliati. Restano dichiarazioni presentate in sede di evento.
Intelligenza artificiale: leva industriale
Il tema più delicato riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale nella produzione audio. Carrigan ha definito il ruolo dell’AI in modo pragmatico: ridurre i costi e aumentare il numero di titoli disponibili.
Vediamo i dati:
- circa l’80% degli ascolti riguarda titoli di catalogo
- un quarto della crescita arriva da autori indie
La tesi sostenuta da Audible è senza strumenti di automazione, molti di questi libri non avrebbero mai una versione audio.
Questa posizione ha generato reazioni critiche. Durante il dibattito, alcuni traduttori hanno espresso preoccupazione. Il rischio, secondo loro, è quello di spingere le lingue minoritarie verso prodotti percepiti come di qualità inferiore.
Carrigan ha risposto in maniera chiara con le solite frasi fatte sulla centralità dell’apporto umano: la narrazione umana resta centrale; le voci virtuali servono per aumentare l’accessibilità, non per sostituire attori e doppiatori. Quando un contenuto è generato con voce artificiale, viene segnalato in modo esplicito.
Il solito blablablabla artificiale per nascondere la verità inevitabile: nel giro di qualche anno, meno di quanti pensiamo, l’apporto umano alla produzione di audiolibri sarà praticamente nullo. Giusto una revisione dei contenuti. Potranno resistere produzioni d’elitè con narratori e, forse, musicisti superstar, ma si tratterà di una nicchia di puro investimento a disposizione dei soli big del settore.
Espansione del formato: oltre l’audiolibro tradizionale
Audible lavora anche su un’evoluzione del prodotto. Carrigan parla di “espansione del concetto di audiolibro”.
Le direttrici principali sono due: integrazione tra ebook e audio; sviluppo di produzioni full-cast.
Nel primo caso, l’utente può passare da lettura a ascolto senza interruzioni. Questo modello risponde a un’esigenza concreta. Le persone alternano momenti diversi della giornata. Lettura e ascolto diventano complementari (personalmente sono molto scettico su questo aspetto).
Nel secondo caso, si entra nel territorio della produzione audio complessa. Audible investe su progetti con cast formati da grandi attori e doppiatori, effetti sonori e regia. Un esempio rilevante è la nuova versione audio di HARRY POTTER, registrata a Londra con un cast di alto profilo.
Secondo Carrigan, questi contenuti attirano nuovi utenti. Ancora una volta nono sono stati forniti dati precisi (sopratutto sul rapporto tre il costo di operazioni del genere e gli effettivi ricavi). Si punta ad aumentare il valore percepito dell’audio ma, a mio avviso, queste restano grandi operazioni commerciali promozionali che solo pochi player possono permettersi a livello internaizonale.
Cambiamento delle abitudini: l’audio al posto dello scroll
“Listening is the new reading”. Carrigan ha riassunto così la visione di Audible. Il cambiamento riguarda le abitudini quotidiane. L’audio entra negli spazi lasciati liberi da altre attività. Pendolarismo, cucina, momenti prima di dormire. In questi contesti, l’alternativa spesso è lo scrolling infinito sui social o sulle news.
L’audiolibro propone un uso diverso del tempo. Più focalizzato, meno dispersivo.
Dopo la pandemia, il comportamento degli utenti è cambiato. Audible studia questi pattern per trovare nuovi punti di contatto. Carrigan ha fatto un esempio semplice: ascoltare un capitolo mentre si porta a spasso il cane, insomma il solito mantra della valorizzazione del tempo che nel mondo dell’audiolibro è oggettivamente un punto di forza assoluto.
Audible nel contesto globale
Audible è oggi disponibile in oltre 180 Paesi e offre contenuti in più di 50 lingue. La scala è già globale, ma il margine di espansione resta ampio.
Il punto centrale riguarda la velocità. Il primo milione di titoli ha richiesto decenni. Il prossimo salto dipenderà da tre fattori:
- capacità di adattare l’offerta ai mercati locali
- equilibrio tra produzione umana e automazione
- evoluzione del formato audio
Audible, ovviamente, si muove con un approccio industriale. I prossimi mesi diranno se questa strategia porterà a una crescita sostenuta o se emergeranno frizioni, soprattutto sul fronte qualitativo.
Una cosa è certa. L’audio non è più un segmento secondario. È uno dei campi su cui si gioca una parte rilevante del futuro editoriale. Del resto qui su EDITORIA DIGITALE magazine lo ripetiamo ormai da qualche anno…