Editoria europea in ginocchio per colpa dell’export low cost britannico?

Va ripensato il sistema dei diritti in ambito editoriale oppure i big ragionano sempre in termini protezionistici dicendo agli altri cosa dovrebbero fare?

L’editoria europea sta attraversando una fase di rivoluzione profonda. Tecnologia, cambiamenti nei modelli di consumo, concentrazione dei grandi gruppi e peso crescente delle esportazioni in lingua inglese stanno ridisegnando equilibri consolidati.

Quasi nessuno finora però ha analizzato l’impatto devastante delle edizioni inglesi low cost, prodotte nel Regno Unito e distribuite massicciamente nei mercati europei.

Il problema delle edizioni inglesi a basso costo

Secondo il CEO di Bonnier Germany, il flusso di paperback britannici a prezzi estremamente bassi sta erodendo i mercati locali. Non si tratta solo di concorrenza. Si tratta di una distorsione strutturale.

Gli editori europei investono in traduzioni, editing, promozione, relazioni con gli autori e con le librerie. Le edizioni inglesi, spesso prodotte con standard qualitativi inferiori, arrivano sugli stessi scaffali a prezzi che rendono impossibile qualsiasi competizione.

Schumacher-Gebler lo ha detto senza giri di parole:

“I britannici pubblicano una bella edizione hardcover, ma in parallelo inviano nei mercati europei un paperback super economico e di qualità scadente. Questo distrugge i mercati”.

La proposta è chiara. I diritti in lingua inglese destinati all’Europa devono essere gestiti da editori europei.

Non come gesto protezionistico (ma è invece è proprio così!), ma come riequilibrio industriale. Secondo Schumacher-Gebler, una gestione territoriale dei diritti permetterebbe di creare edizioni inglesi pensate per il pubblico europeo, con standard qualitativi adeguati (questa cosa che chi non vende si lamenta smepre degli standard qualitativi di chi vende è davvero fantastica) e una distribuzione più equa dei ricavi, anche per gli autori (altra favoletta ripetuta da tutti gli editori).

Una proposta che secondo noi è distrutta in partenza dal mercato, come insegna la storia.

Intelligenza artificiale: strumento, non scorciatoia

Altro tema centrale è l’intelligenza artificiale. Schumacher-Gebler evita sia l’entusiasmo cieco sia il rifiuto ideologico. L’AI viene vista come uno strumento operativo, utile in aree specifiche. Metadata, analisi dei dati di vendita, supporto alle strategie di marketing, automazione di processi interni.

In questi ambiti l’AI offre vantaggi concreti. Migliora la visibilità dei titoli. Riduce i costi. Aumenta l’efficienza delle strutture editoriali. Il limite, per Schumacher-Gebler, è chiaro. La creatività resta umana. Lo stesso vale per la relazione emotiva con il lettore. Anche qui siamo sempre di fronte alla solita vecchia visione: finché mi permette di guadagnare di più l’AI e la tecnologia in generale vanno bene, se invece per colpa dell’AI o della tecnologia i miei concorrenti diventano più aggressivi, oppure i miei margini si riducono, ecco allora che l’AI non va più bene.

Il riferimento agli audiolibri non è casuale. La voce di un attore professionista costruisce un’esperienza che va oltre la lettura. Sostituirla integralmente con una sintesi artificiale significa impoverire il prodotto e il rapporto con il pubblico. Peccato che l’AI abbia già distrutto il mercato degli speaker e dei doppiatori.

Librai, un presidio culturale sotto pressione

Schumacher-Gebler ha ribadito il ruolo centrale delle librerie. In Germania la rete di punti vendita indipendenti e di catena rappresenta ancora l’ossatura del mercato. Ma la pressione sui piccoli librai cresce. Le grandi catene possono permettersi sconti aggressivi e politiche commerciali difficili da sostenere per le realtà più piccole.

Difendere la pluralità dei canali di vendita significa difendere l’accesso alla lettura e la varietà dell’offerta editoriale. Un sistema dominato da pochi grandi operatori riduce la possibilità di far emergere voci nuove e cataloghi meno allineati alle logiche di massa.

Young adult e ritorno all’oggetto libro

Tra le poche note apertamente positive, Schumacher-Gebler ha indicato il successo della narrativa young adult. Un segmento che porta nuovi lettori, spesso giovani, e li riporta nelle librerie fisiche. Edizioni curate, copertine forti, dettagli come gli edges colorati rendono il libro un oggetto desiderabile.

Il dato è prevalentemente economico. I lettori sono disposti a spendere. Comprano più titoli. Costruiscono un’abitudine. Per l’editoria europea, questo segmento rappresenta una leva concreta di crescita, non una moda passeggera.

Un’industria che deve scegliere

L’intervento di Christian Schumacher-Gebler non è stato un discorso rassicurante. Ha messo in evidenza nodi strutturali. Diritti, prezzi, qualità, sostenibilità industriale. L’editoria europea si trova davanti a una scelta. Subire dinamiche decise altrove o riorganizzare il proprio perimetro economico e culturale.

Ha dimostrato però la solita vecchia mentalità di chi non accetta che venga invaso il suo terreno di caccia, di chi non vuole cedere il suo privilegio. A parlare è sempre chi pretende di dire agli altri cosa devono fare perché, in questo modo, lui può continuare a guadagnare di più.

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