Il futuro dell’editoria: AI, norme, New Korean Wave. La rivoluzione è iniziata e, se non te ne sei accorto, non legge più nessuno.
Il mondo dell’editoria sta vivendo in una fase di trasformazione profonda che va oltre la tecnologia. Non si tratta solo di strumenti nuovi. Cambiano i lettori, cambiano i formati, cambiano i modelli industriali.
Tanti parlano di momento di transizione ma non è vero: stiamo vivendo un momento di frattura profonda nei sistemi produttivi, nelle modalità di fruizione, nel tipo di pubblico e nella percezione stessa dei prodotti culturali.
1. Orizzonti brevi
Guardare al futuro dell’editoria oggi significa lavorare su un orizzonte breve. Due o tre anni. Più avanti diventa esercizio teorico. Rhomberg lo chiarisce subito. Questa non è futurologia ma osservazione industriale.
Intelligenza artificiale, audiolibri e piattaforme restano i motori principali del cambiamento. Ma attorno si muovono altre forze meno visibili e più pericolose. I vari tipi di pubblico si riducono, le norme cambiano e aumentano, i costi tecnologici che crescono (cosa troppo spesso sottovalutato).
Per non parlare del fatto che i canali di fruizione sono in continua evoluzione. Il risultato è un’editoria che deve scegliere. Adattarsi o diventare irrilevante.
2. L’Intelligenza artificiale è la nuova normalità
L’AI non è più qualcosa di nuovo e curioso, ma è la nuova normalità. Le indagini delle associazioni di categoria mostrano una presenza diffusa nei flussi di lavoro editoriali. Editing. Traduzioni. Copertine. Audiolibri. Marketing. Analisi vendite.
Torno a ripetermi: stiamo vivendo una momento di transizione, ma una vera e proprio frattura che ci sta portando in posto nuovo. Non si può stare a guardare, bisogna muoversi.
L’uso di contenuti protetti senza licenza resta il problema di fondo. La tendenza della legislazione statunitense al momento è quella di considerare L’AI “uso trasformativo” secondo il principio di fair use. Ma anche questo è un settore in continua evoluzione e, al momento, di quasi totale deregulation.
Sul piano creativo, però, l’AI mostra limiti evidenti. Ma quanto durerà ancora questo limite? Al ritmo di progressione attuale probabilmente si tratta di aspettare pochi anni (o pochi mesi?) per superare i gap attuali. Resta sempre il discorso legato al consumo energetico legato all’AI, ma questo è un altro macrotema.
3. Libro feticcio vs Contenuto usa e getta
Oggi il mercato editoriale è spaccato in due. Da una parte ebook economici, paperback (che negli USA stanno letteralmente sparendo), audiolibri low cost. Contenuti rapidi. Consumabili. Usa e getta.
Dall’altra edizioni di pregio. Cartonati. Tirature limitate. Audiolibri premium. Il libro come oggetto culturale e feticcio.
La tecnologia sta accelerando questa divisione perché l’AI abbassa i costi nella fascia bassa ma, allo stesso tempo, rafforza il valore simbolico nella fascia alta. Se pensate di riuscire a stare in mezzo vi do una brutta notizia: rischiate di sparire.
Fare il piccolo editore diventerà sempre più difficile, se non impossibile: o si è piccolissimi e si punta a mercati ultra-verticali, o si gioca a fare gli editori perché non è un lavoro e la tua qualità di vita non dipende dal tuo lavoro, o si è una realtà molto strutturata, oppure sei una one man band e gestisci tutto tu. Non vedo molte altre alternative (la parabola delle big tech a questo proposito è molto indicativa).
4. Non legge più nessuno
Il problema più grande, e di cui inspiegabilmente nessuno parla, è il numero sempre maggiore di persone che non è in grado di leggere. Stiamo parlando di bambini, ragazzi e adulti che non sono in grado di leggere in maniera autonoma comprendendo quello che leggono.
Si tratta di un fenomeno che parte dall’infanzia e che si allarga poi a macchia d’olio e che, visto in una prospettiva di 10-20 anni, potrebbe diventare letteralmente catastrofico per tutto il settore (non è un caso se il mercato dell’audio parlato sta crescendo anno dopo anno).
Oggi si legge molto in Asia e in Africa, ovvero Paesi in cui paradossalmente sta crescendo l’alfabetizzazione. Ma in queste aree il libro tradizionale, quello cartaceo, viene saltato direttamente (così come è successo con i personal computer e gli smartphone in queste aree del mondo). Lo smartphone è il punto di riferimento anche per la lettura: eBook, audiolibri, webtoon. Punto.
5. Audiolibri tra crescita e appiattimento
Il mercato degli audiolibri continua a espandersi. L’AI riduce i costi di produzione. Le voci sintetiche abbassano i prezzi e si aprono nuovi mercati. In questo modo i cataloghi prendono vita soprattutto grazie alla possibilità di tradurre classici a costi bassissimi.
L’effetto complessivo è positivo: maggior accesso, più ascoltatori, più titoli disponibili. Il rischio enorme è la standardizzazione e, sopratutto, il fatto che tutti facciano le stesse cose (problema che si sta già verificando nel mondo dei classici)
6. New Korean Wave
Il 2025 ha segnato il consolidamento dell’onda coreana tra serie tv, musica, cinema ed editoria. In libreria crescono le traduzioni dal coreano. Ma il vero fenomeno sono i webtoon. Narrazione visiva pensata per lo smartphone e quindi fruizione verticale, episodi brevi o brevissimi.
I giovani entrano nel mondo delle storie da qui. Poi, in alcuni casi, arrivano al cartaceo. Il flusso si è invertito rispetto ai sistemi tradizionali
7. Norme, accessibilità e la censura dell’algoritmo
Il 2025 è l’anno dell’European Accessibility Act. Da giugno, nuovi obblighi per ebook e contenuti digitali. L’editoria viene invece esclusa dal regolamento europeo sulla deforestazione. Una tregua temporanea.
Le norme sull’accessibilità si moltiplicano. Negli Stati Uniti entra in gioco l’ADA Title II. Parallelamente cresce una nuova censura silenziosa, la censura dell’algoritmo. Tu non lo sai ma i tuoi contenuti spariscono dalle ricerche, è l’algoritmo a decidere cosa mostrare e a chi.
8. Diritti e proprietà intellettuale
Il saccheggio dei contenuti da parte delle big tech ha creato danni enormi agli editori che non si sono nemmeno resi conto del potenziale dei loro cataloghi. Vivevano talmente chiusi nelle loro torri dorate che non si sono nemmeno resi conto di cosa stava succedendo e, soprattutto, delle potenzialità vere dei loro asset.
Oggi l’addestramento massivo dei modelli linguistici sta rallentando. Ma l’impatto dell’AI sui diritti resta: traduzioni automatiche, voci sintetiche, copertine generate, formati interattivi, video generati da AI… di chi sono i diritti? Chi è il proprietario di questi contenuti?
Abbiamo bisogno di un sistema di licensing rapido, chiaro e tracciabile. Non è un caso se oggi la truffa che sta girando di più nelle mail di chi lavora con i contenuti è legata a presunte violazioni di copyright.
9. La tecnologia costa
Anche se continua a girare la favoletta che nel web sia tutto gratis la tecnologia costa. E tanto anche. Funziona meglio su grandi numeri e, di conseguenza, questo favorisce fusioni e acquisizioni. Nascono conglomerati sempre più grandi e i piccoli sono morti in partenza.
Si parla di modelli cooperativi come alternativa: piattaforme condivise, infrastrutture comuni, ecc. Ma sinceramente mi sembra una scelta più utopica che strategica.
10. “Nel 2030 l’Intelligenza Artificiale farà tutto lei” (semi-cit.)
Proviamo a guadare oltre: oggi l’AI non è ancora in grado di creare in maniera autonoma contenuti culturali creativi autonomi. Ma per quanto durerà questa condizione? Un’AI capace di scrivere romanzi complessi può cambiare tutto. Sarebbe una rottura paragonabile alla stampa a caratteri mobili.
Attenzione perché non stiamo parlando di fantascienza, già adesso c”è chi sta lavorando in questa direzione. Se lavori nel mondo editoriale non puoi far finta di niente. Non puoi ignorare il problema ripetendo il mantra “sì ma il profumo della carta”, “sì ma un computer non batterà mai la sensibilità umana” e blablablabla.
Devi iniziare a pensarci adesso.