Audible e l’intelligenza artificiale: rivoluzione nel mondo degli audiolibri, ma con molte polemiche.
Audible, il colosso degli audiolibri di proprietà di Amazon, ha annunciato un’innovazione destinata a far discutere: l’introduzione di voci generate da intelligenza artificiale per la narrazione degli audiolibri, con un sistema di traduzione automatica integrato previsto per la seconda metà dell’anno.
Si tratta di un annuncio che segna una svolta epocale per il settore, ma che solleva anche interrogativi profondi sull’impatto dell’IA nel mondo dell’editoria e della narrazione.
Voce e traduzione automatica
La nuova tecnologia AI sarà resa disponibile a determinati editori attraverso “partnership selezionate”.
Due le modalità previste: una produzione “gestita da Audible”, oppure una modalità “self-service” in cui gli editori potranno produrre autonomamente i propri audiolibri utilizzando le voci artificiali messe a disposizione.
Parliamo di oltre 100 voci AI disponibili in inglese, spagnolo, francese e italiano. Non solo: entro la fine dell’anno sarà implementato anche un sistema di traduzione automatica per rendere gli audiolibri accessibili in più lingue. Un’opzione che include il supporto di linguisti professionisti per il controllo della qualità delle traduzioni.
Bob Carrigan, CEO di Audible, ha dichiarato:
- Crediamo che l’intelligenza artificiale rappresenti un’opportunità straordinaria per ampliare la disponibilità degli audiolibri, con la visione di offrire ogni libro in ogni lingua, continuando nel contempo a investire in contenuti originali di alta qualità.
Commenti e polemiche dal mondo editoriale
Ma, come prevedibile, non sono mancate le critiche. Traduttori, attori, narratori professionisti e scrittori hanno subito espresso forti perplessità.
Nichola Smalley, traduttrice di letteratura svedese e norvegese in inglese, ha riconosciuto il potenziale di una maggiore accessibilità, ma ha messo in guardia:
La mia esperienza con questi nuovi sviluppi è che generano una quantità eccessiva di risultati mediocri che nessuno davvero apprezza fino in fondo.
Secondo Smalley l’intelligenza artificiale può essere rapida, può essere economica, ma non può essere umana:
L’IA generativa produce risultati da minimo comune denominatore mentre i traduttori umani, per quanto imperfetti, usano la loro personalità e la serendipità della mente per creare soluzioni linguistiche e artistiche uniche.
Sulla stessa linea d’onda Frank Wynne, noto traduttore di opere francesi e spagnole in inglese, che ha dichiarato senza mezzi termini:
Nessuno finge che si usi l’IA per tradurre o narrare perché sia migliore. La sola giustificazione è che costa meno. Ma è un risparmio apparente, se si ignora la potenza di calcolo enorme che serve anche per la richiesta AI più semplice. Nella ricerca di un surrogato economico dell’umano, siamo disposti a bruciare il pianeta e chiamarlo progresso.
Sul fronte istituzionale, anche la Society of Authors – la più grande associazione di scrittori del Regno Unito – ha espresso una posizione articolata. La CEO Anna Ganley ha sottolineato come l’innovazione possa effettivamente espandere la disponibilità di audiolibri, ma ha anche avvertito:
Le opportunità offerte devono essere trasparenti per autori e consumatori. L’IA non può diventare un cavallo di Troia per addestrare e perfezionare altri strumenti senza il consenso degli autori. Gli scrittori devono essere coinvolti nel processo e devono poter scegliere se le loro opere saranno narrate da voci umane o sintetiche. E tutto ciò deve essere chiaramente indicato al pubblico.
Non è la prima incursione di Audible nel mondo dell’AI. Già nel 2024 la piattaforma aveva lanciato negli Stati Uniti la possibilità per gli autori indipendenti di trasformare i propri ebook in audiolibri tramite la tecnologia “virtual voice”. A oggi, esistono oltre 60.000 audiolibri generati da questa tecnologia.
Tuttavia, il mondo degli autori e dei narratori professionisti resta profondamente scettico. Joanne Harris, autrice del celebre romanzo Chocolat, ha dichiarato:
Questo progetto miope riduce ciò che amiamo della narrazione alla semplice consegna di un codice. In un’epoca di crescente analfabetismo, non riesco a immaginare nulla di più scoraggiante per chi vuole ascoltare audiolibri.
Kristin Atherton, narratrice di oltre 400 audiolibri su Audible, ha evidenziato l’importanza dell’interpretazione umana:
L’arte – e sì, è un’arte – di un buon audiolibro è nella crepa nella voce durante un’emozione improvvisa, nella cadenza ironica di un tempismo comico perfetto, nella sorpresa quando un solo narratore riesce a diventare l’intero cast di un romanzo. Per quanto ‘umana’ possa sembrare una voce AI, sono queste sottigliezze a trasformare un buon libro in uno straordinario. L’IA non può replicare tutto questo.
Anche Stephen Briggs, voce di molti audiolibri di Terry Pratchett, ha espresso la sua contrarietà:
L’uso dell’IA per sostituire la creatività umana è un sentiero pericoloso in sé». A rincarare la dose Deepti Gupta, attrice e narratrice: «Abbiamo bisogno di creare più spazio, non meno, per narratori BIPOC (Black, Indigenous, People of Color), e questi strumenti AI sono un nuovo modo per marginalizzare e colonizzare le voci che devono essere ascoltate.
Due visioni per il futuro dell’editoria digitale
In tutto questo dibattito si intrecciano quindi due visioni del futuro dell’editoria digitale: da un lato, la promessa di una democratizzazione senza precedenti dell’accesso ai contenuti, dall’altro il timore – fondato – che l’industria editoriale sacrifichi l’anima dell’esperienza narrativa sull’altare dell’automazione.
Per Audible, l’obiettivo dichiarato è quello di portare “più storie alla vita”, aiutando i creatori a raggiungere nuovi pubblici e garantendo agli ascoltatori l’accesso a libri straordinari che altrimenti non avrebbero mai conosciuto.
Nel panorama editoriale in continua evoluzione, questo annuncio rappresenta un vero e proprio spartiacque, soprattutto perché gli addetti ai lavori sicuramente ricorderanno le tante dichiarazioni dei big di Audible in difesa dell’unicità della “voce umana”. Tutte dichiarazioni a cui personalmente non ho mai creduto e ora i fatti mi stanno dando ragione.
Chi invece ha creduto nella buona fede di quelle dichiarazioni resterà sicuramente stupito da questo passaggio. La perplessità è seguita da una domanda molto semplice: i vertici di Audible parlavano in maniera inconsapevole e un po’ naif, o invece cercavano soltanto di tranquillizzare il comparto editoriale?
Ognuno è libero di scegliere la risposta che preferisce, certo è che in entrambi i casi chi ha ripetuto il valore unico della “voce umana” e non fa oggi un gran bella figura.
Gli editori, gli scrittori e, soprattutto, i lettori dovranno ora decidere quale valore attribuire alla voce umana nella narrazione.
L’AI non può più essere ignorata
L’intelligenza artificiale è qui per restare, anche nell’editoria digitale. Ma l’adozione di queste tecnologie non può prescindere da un dibattito etico, culturale e artistico.
In gioco non c’è solo l’efficienza produttiva, ma l’identità stessa del racconto e del rapporto tra autore, narratore e lettore.