Rapporto Istat sulla lettura, cresce il digitale

L’11% degli italiani legge in digitale. Continua a preoccupare il Sud dove si legge pochissimo (sia in cartaceo che in digitale).

Anche quest’anno è stato pubblicato il consueto rapporto ISTAT sulla “Produzione e lettura di libri in Italia” (qui è disponibile il testo integrale).

Sono 1.564 gli editori attivi censiti nel 2018: il 51,1% ha pubblicato un numero massimo di 10 titoli all’anno (“piccoli editori”), il 33,8% fra le 11 e le 50 opere (“medi editori”) e soltanto il 15,2% ha pubblicato più di 50 opere annue (“grandi editori”)

I grandi editori coprono quasi l’80% della produzione in termini di titoli (79,4%) e il 90% della tiratura.

Produzione libraria in crescita

Con 75.758 titoli pubblicati, il 2018 conferma il trend in crescita della produzione editoriale dell’anno precedente. Rispetto al 2017 si rileva un lieve aumento della produzione editoriale (+1,1% in totale; +1,2% per i grandi; +1,7% per i medi e -3,3% per i piccoli) in un mercato che punta sempre più sulla novità (61,7% di “prime edizioni”) e meno sulla longevità dei prodotti pubblicati (32,7% di “ristampe” e 5,6% di “edizioni successive”).

L’editoria per adulti domina l’offerta del 2018 (78,6%), le opere scolastiche sfiorano il 13% e quelle per ragazzi non raggiungono il 9%. Queste ultime sono comunque in crescita rispetto al 2017: per l’editoria scolastica in particolare si osserva un aumento della produzione in termini sia di titoli (+2,8%) sia di copie stampate (+11,8%).

Purtroppo aumentano anche i prezzi: il costo medio di un libro passa da 19,65 a 20,04 euro. I titoli dei piccoli editori registrano l’incremento maggiore (+2,04 euro sul 2017; 24,08 euro il prezzo medio 2018) e i titoli dei grandi editori quello più contenuto (+26 centesimi; 19,49 euro il prezzo medio).

Il digitale continua a crescere

Gli editori investono sempre più nell’offerta di titoli in formato e-book: la percentuale di opere pubblicate a stampa disponibili anche in versione digitale in soli due anni è passata dal 35,8% (circa 22mila titoli nel 2016) a quasi il 40% (più di 30mila titoli nel 2018).

La versione digitale è particolarmente diffusa per i libri di avventura e gialli (82,1%), i testi di informatica (62,9%) e matematica (61,4%), i libri di attualità politico-sociale ed economica (56,1%).

La scelta “only digital” è ancora poco diffusa (solo il 5,6% degli editori, 11.4% se si sguarda ai grandi editori). L’indagine ISTAT però non comprende anche la composita galassia del selfpublishing che, invece, vive molto di pubblicazioni esclusivamente digitali.

Per quanto riguarda il fatturato il mondo digitale resta ancora di poco valore: la vendita di contenuti digitali di ogni tipo (ebook, servizi web, ecc.) non supera il fatti il 10% del fatturato per il 92.6% degli editori.

In Italia leggono soprattutto i giovani

Nel 2018 rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente il numero di lettori di libri.  A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2018.

Nel 2018 la quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani. La quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è pari al 54,5% nel 2018, in crescita rispetto al 47,1% del 2016.

Se invece guardiamo soltanto agli ebook nel 2018 sono stati quasi 5 milioni i lettori di testi digitali, per la precisione 4.800.000, ossia l’8.4% della popolazione italiana con più di 6 anni di età.

Si arriva a 6.280.000 se si aggiungono anche i lettori che hanno scaricato libri online (11% della popolazione). Nel 2015 a leggere in digitale era soltanto l’8.2% della popolazione.

Come è facile immaginare la lettura esclusiva di testi digitali è più diffusa tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. A differenza di quanto accade con il cartaceo il mondo digital piace più ai maschi (10.8% contro il 5.8%).

Infine, proprio come accade per la lettura di libri cartacei, emerge un netto divario tra il Nord e il Sud del Paese: in Italia legge in digitale una quota di persone che oscilla tra il 10,9% del Nord-Ovest e il 5,5% del Sud.

Tra uomini e donne c’è un divario rilevante.

Nel 2018 la percentuale delle lettrici è del 46,2% e quella dei lettori è al 34,7%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 2018 si osserva tuttavia un aumento significativo di 4,2 punti percentuali  tra i maschi da 25 a 34 anni.

In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno). La quota di lettrici scende sotto il 50% dopo i 55 anni mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% in tutte le classi di età.

Buco nero al Sud

Nel 2018 ha letto almeno un libro il 49,4% delle persone residenti nel Nord-ovest e il 48,4% di quelle del Nord-est. Al Sud la quota di lettori scende al 26,7% mentre nelle Isole si conferma una realtà con enormi differenze tra Sicilia (24,9%) e Sardegna (44,7%).

Chiudiamo con il dato relativo alle biblioteche: le regioni con la più alta quota di frequentatori di biblioteche sono il Trentino Alto-Adige (35,4%) e la Valle d’Aosta (32,7). Seguono a grande distanza la Lombardia e l’Emilia Romagna (21,6%), il Veneto (19,6%) e il Friuli-Venezia Giulia (19,2%).

Le quote più basse si osservano in Sicilia (6,9%), Campania (7,7%) e Calabria (8,0%).

Il Trentino Alto-Adige e la Valle d’Aosta, oltre a presentare le quote più alte di utenti di biblioteche, si distinguono anche per le proporzioni maggiori di utenti assidui (circa 5 persone su 10).

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