The Mandalorian e le recensioni pirata, il gioioso suicidio di chi crea contenuti

Fioccano le recensioni di The Mandalorian da parte dei professionisti anche se legalmente non c’è modo di vedere la serie in Italia. Bene ma non benissimo.

Nei giorni scorsi su Disney+ è uscita “The Mandalorian”, la prima serie ambientata nell’universo Star Wars.

In Italia non è ancora possibile vederla legalmente, eppure un sacco di addetti ai lavori (giornalisti, blogger, autori, ecc) si stanno vantando di averla vista e commentano le prime due puntate.

Diciamocelo, se nella tua timeline di qualsiasi social non hai sparato almeno un paio di sentenze su The Mandalorian sei out. Prima o poi arriverà anche da noi certo, ma allora vuoi mettere che figo sarà poter dire “Io l’ho già vista millemila mesi fa…”

Tutti a fare battute più o meno divertenti per giustificare il fatto hanno visto le puntate piratate, su tantissimi siti specializzati stanno uscendo poile recensioni della prime due puntate.

Il che va benissimo, per carità, ma sfugge a molti che siamo di fronte al gioioso suicidio di un’intera categoria professionale. Un po’ come quei mattacchioni delle sette religiose tutti felici di ammazzarsi a vicenda, o come quei militari giapponesi che schiantavano i loro aerei contro le portaerei americane orgogliosi di poter morire per il loro Imperatore.

PEGGIO DEL “PEZZOTTO”

Il mondo editoriale italiano si lamenta tanto che la gente per colpa del web non vuole pagare i contenuti (e via ad invocare aiuti di stato un giorno sì e uno sì), e poi proprio chi di lavoro crea contenuti si bulla pubblicamente di aver violato la legge (lo sto facendo anch’io peraltro dato che l’immagine che trovate a corredo di questo articolo viola il copyright).

Professionisti che vengono pagati o che traggono benefici grazie a una palese violazione del copyright, e la cosa più bella è che se ne vantano pure! Sono gli stessi che definivano (giustamente) ladri i cazzoni che avevano comprato il “pezzotto” per guardarsi a babbo morto le partite in tv, ma se lo fanno loro per guardare Star Wars allora va tutto bene.

Mi ricordano tanto i negozianti che si fanno la guerra a colpi di sconti per finire tutti sul lastrico. Sostituite agli sconti una manciata di like e qualche migliaio di visualizzazioni e il concetto è lo stesso.

Perché alla fine fine la domanda è sempre e solo una:

per quale motivo la gente dovrebbe pagare per i contenuti che create, se voi per primi non solo non vi fate problemi a non pagare per quelli degli altri, ma ci lucrate pure sopra?

Io non riesco a trovare una risposta, magari voi ci riuscite.

LA GRANDE BOLLA DELLE VISUALIZZAZIONI E DEI LIKE

Ecco allora che ci si riduce sempre più a creare contenuti sponsorizzati, ovvero contenti che non interessano a nessuno se non a chi paga perché vengano scritti. Ma per contenuti di questo tipo a breve ci penseranno le intelligenze artificiali senza nessun problema.

In definitiva viviamo in mondo editoriale in cui non esistono quasi più autori o giornalisti, ma soltanto copy pubblicitari. Giornalisti finti che scrivono contenuti finti che interessano sempre a meno persone.

Perché presto finirà la bolla delle visite e delle visualizzazioni dei siti web, visite fatte ormai in una percentuale sempre maggiore da bot e automazioni di vario tipo. Un po’ come quelli di cui si parlava sopra: una vita a vendere sconti e non prodotti col risultato che ora stanno tutti chiudendo baracca e burattini.

NO MONEY NO PARTY

No money, no party: o il tuo pubblico è disposto a pagare un biglietto o sei un pupazzetto pubblicitario.

Ed essere un pupazzetto pubblicitario, mi ripeto, va benissimo, ma almeno non fateci la morale sul web che ha ucciso il giornalismo, sulla crisi dell’editoria, sulla menata che con la cultura non si mangia e blablabla…

Tutte cazzate. Se la gente non è disposta a pagare per i tuoi contenuti significa che per loro i tuoi contenuti non hanno valore. Fattene una ragione e fatti pagare da qualcuno per scriverli, ti resta ancora qualche anno prima che arrivi Hal9000 a sostituirti. Tutto sommato c’è di peggio nella vita.

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